[23/05/2008] Consumo

Diminuisce dell´1% l´uso dei pesticidi in agricoltura

LIVORNO. Dal rapporto annuale sui residui di pesticidi nella frutta e verdura che arriva sulle nostre mense, presentato da Legambiente oggi a Terra Futura, si legge che i campioni risultati irregolari (cioè fuori legge per superamento dei limiti di concentrazione di residuo chimico o per uso di pesticidi non autorizzati) sono solo l’1% (103 su 10.048 campioni analizzati) con un miglioramento (seppur lieve, -0,3%) rispetto allo scorso anno. Se si considera da questo punto di vista, la qualità dei prodotti ortofrutticoli nel nostro paese può essere quindi paragonata al bicchiere mezzo pieno che mostra un comparto più attento all’uso della chimica in agricoltura.

Il bicchiere diventa però mezzo vuoto se si considera il fatto che sono diminuite le analisi effettuate dai laboratori pubblici provinciali o regionali nel 2008 (del 4,2% rispetto all’anno precedente) con regioni quali il Molise che non ha saputo ancora fornire i dati richiesti. Così come il fatto che la percentuale dei campioni di frutta contaminati da uno o più residui ammonta quest’anno al 47,4%, con alcune situazioni da record, quale l’uva bianca e l’uva nera provenienti dalla provincia di Catania e analizzate dal laboratorio di Ragusa, con rispettivamente 9 e 6 residui di pesticidi trovati su un solo campione. O i numerosi campioni di pera o di pesca con oltre 5 principi attivi segnalati dall’Emilia Romagna e dalla Sardegna, la banana con 6 residui segnalata dalla Lombardia, la mela Golden con 5 principi attivi.

Le mele risultano ancora essere il frutto a maggior contenuto di residui: solo il 38,8% è risultato esente da pesticidi, mentre il 26% dei campioni analizzati presenta più di un principio attivo, il 34,1% contiene più di un residuo e il 3,6% risulta irregolare.
Migliore la situazione riscontrata sui campioni di verdura, con il 15,4% di residui, ma anche in questo caso non mancano i record, come i pomodorini a grappolo di produzione siciliana con 8 e 7 residui contemporaneamente.

«Il costante anche se lento miglioramento dei dati – ha dichiarato Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente – conferma la validità delle battaglie a favore di un’agricoltura di qualità, il più possibile sana, stagionale e legata al territorio».
Cui fa da contraltare però il fatto che i campioni risultano nella maggior parte a norma se i residui vengono analizzati e considerati singolarmente, ma un vero e proprio cocktail di sostanze chimiche più svariate se considerate nel loro insieme.

«Colpa d´una legislazione vecchia di oltre 30 anni che non prevede ancora un limite alla somma di più residui nello stesso alimento- sottolinea Rossella Muroni-pur aumentando le evidenze scientifiche della gravità dei pesticidi sulla salute umana e sull’ambiente, continuano ad essere tollerate concentrazioni singolarmente consentite di più principi attivi su uno stesso prodotto, con potenziali sinergie anche tra sostanze che, come il procimidone, il vinclozolin o il captano, l’Epa - l´americana Environmental protection agency - ha da tempo classificato come possibili o probabili cancerogeni».

Nel rapporto si segnala anche l’aumento delle analisi condotte dai laboratori sui prodotti derivati (miele, olio, vino, confetture ecc) che hanno portato a mettere in evidenza un aumento dei casi di contaminazione nei campioni di vino ed olio di oliva, di cui anche se è impossibile (data l’attuale normativa) risalire alla provenienza dei prodotti d’origine, segnalano il fatto che i prodotti chimici utilizzati in agricoltura, oltre a contaminare i frutti si ritrovano in concentrazioni rilevabili anche nel prodotto finito.

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