[07/04/2006] Consumo

Scalia: «E’ proprio vero, decrescita è uno slogan...»

ROMA. Il fatto che anche l’inventore della parola decrescita la consideri «più che un concetto, uno slogan» taglia erba sotto i piedi a coloro che stanno riproponendo, talvolta con un’impropria pretesa palingenetica, cose dette, ripetute e praticate a partire dalla metà degli anni ’60. Oggi i tempi sono più maturi? Certo, perché il movimento ambientalista non ha atteso che decrescita diventasse un termine di moda per invocare l’affermarsi di nuovi stili di vita e avanzare idee e proposte concrete che configurassero il percorso, le tappe intermedie per arrivare allo scenario auspicato.

Non c’è alcun dubbio – non c’è valore d’uso che tenga – che il concetto di crescita sia perverso in quanto comporta la distruzione definitiva delle risorse del pianeta, ma si è anche andati al di là di Limits to growth - l’indagine commissionata dal Club di Roma al Mit (l972) – che pure segna un innegabile punto di riferimento. Accanto ai limiti fisici, peraltro decisivi, si aprì la riflessione sui limiti sociali della crescita quantitativa, in un’aperta rotta di collisione con i dettami dell’«economia classica», incluso Marx e il suo inno al «consumo produttivo» e alla «produzione consumatrice». Alla fine degli anni ‘80 il filosofo Hans Jonas poneva poi la questione della responsabilità morale dell’uomo non solo verso le generazioni future, leit motiv dell’ambientalismo moderno, ma anche verso tutta la biosfera contaminata e rovinata dall’azione dell’uomo.

Questo dibattito è del tutto estraneo alla destra politica, al populismo berlusconiano, davvero malcelato dal liberismo da quattro soldi del laissez faire e rovinoso per le sue conseguenze sia sull’economia che sull’ambiente.
Molte indicazioni per le politiche della sostenibilità sono invece presenti nel programma dell’Unione; e sono frutto anche di significative esperienze e realizzazioni dei governi dell’Ulivo, che andavano ben oltre il «tentare di introdurre qualche cosa» (cosa che Latouche può ignorare, ma che Grazia Francescato dovrebbe ricordare).
Il vero problema è che rimontare il degrado della morale pubblica e dell’economia richiederà un grande sforzo e la partecipazione di quella società «militante» - i quattro milioni delle primarie per Prodi – nei confronti della quale l’«apertura» dei partiti dell’Unione è stata assai deludente.

*docente universitario, ex presidente della Commissione parlamentare d´inchiesta sui rifiuti, tra i fondatori del Movimento ecologista

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