[06/04/2006] Consumo

Greenpeace: «McDonald´s distrugge la foresta pluviale»

ROMA. Greenpeace international denuncia il ruolo svolto nella distruzione delle foreste pluviali in Amazzonia della più grande catena di fast food del mondo, McDonald´s (nella foto, una manifestazione di volontari americani di Greenpeace). Immagini satellitari, monitoraggio sul campo e ricognizioni aeree, ma anche inediti documenti governativi, sono alla base del nuovo rapporto pubblicato dall´organizzazione ambientalista per rivelare il percorso della soia dalle foreste pluviali alla catena degli hamburger e ai supermercati europei. Per Greenpeace «Le tre grandi multinazionali della soia, Archer Daniels Midland, Bunge e Cargill, che controllano gran parte del mercato europeo, sostengono la distruzione della foresta pluviale amazzonica per produrre mangimi animali destinati all´Europa».

In effetti secondo un recente articolo apparso su "Nature" il 40% dell´Amazzonia sarà distrutto entro il 2050 se l´espansione dell´agricoltura continuerà agli attuali ritmi, con conseguenze catastrofiche per la biodiversità e per il clima dell´intero pianeta.

«Bunge - continua Greenpeace - ha costruito illegalmente un intero porto in Amazzonia per l´esportazione della soia e si è accordata con latifondisti senza scrupoli, che si impossessano in alcuni casi illegalmente di aree di foresta pubblica e perfino di terre indigene. Dal mangime all´hamburger il passo è breve. La monocoltura della soia inoltre produce un forte impatto chimico, oltre al pericolo di diffusione di specie transgeniche in uno degli ecosistemi forestali più ricchi del pianeta».

Per questo Greenpeace ha ribattezzato McDonald´s con il nome di "McAmazon".
«McDonald´s sta distruggendo l´Amazzonia per vendere carne a basso prezzo – ha dichiarato Gavin Edwards, responsabile Campagna foreste di Greenpeace - Ogni volta che qualcuno mangia un Chicken McNugget potrebbe mordere un pezzetto di Amazzonia. Supermercati e giganti della ristorazione, come Mc Donald´s, devono assicurarsi che i rispettivi prodotti non siano coinvolti nella distruzione della foresta amazzonica e nelle violazioni dei diritti umani».

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