[31/03/2008] Comunicati

La Cina investe 2,8 miliardi di dollari in Tibet per salvare l’ambiente

LIVORNO. Mentre in Cina continua la repressione e quel che il Dalai Lama chiama genocidio culturale, mentre Pechino respinge con sdegno le flebili proteste dell’Unione europea, il governo cinese cerca di far vedere quanto è positiva la sua occupazione colonizzatrice, anche per l’ambiente. L’agenzia ufficiale Xinhua ha rilanciato con grande rilievo la notizia che «Il governo cinese ha l´intenzione di investire più di 20 miliardi di yuans (2,8 miliardi di dollari) per proteggere il sistema ecologico dell’altipiano Qinghai-Tibet dal 2006 al 2030».

Secondo Zhang Yongze, direttore del dipartimento della protezione dell´ambiente della regione autonoma del Tibet, si tratta di «14 progetti di salvaguardia ancora da avviare e che dovrebbero interessare praterie, flora e fauna, l’istituzione di riserve naturali, il controllo della desertificazione e dell´erosione del suolo, così come la prevenzioni di disastri geologici. L’altipiano Qinghai-Tibet si gloria d’avere un sistema ecologico unico, grazie al suo clima ed alla sua geografia. Il governo assegna da sempre una grande e importanza alla conservazione ecologica nella regione dell’altipiano, allocando dei grandi investimenti in materia».

I tibetani accusano questi interventi di essere più o meno una foglia di fico per coprire infrastrutture devastanti per l’ambiente del Tibet o che ne sconvolgono usi e costumi, come la ferrovia Pechino – Lhasa che accusano di essere un asse di penetrazione della colonizzazione cinese. Ma i cinesi ribattono che «Durante il periodo 2001-2005, il governo centrale ha investito 120 milioni di yuans nella protezione della zona umida di Lhalu, la più grande e la più elevata zona umida del mondo situata nella regione di Lhasa, capitale del Tibet, così come nella protezione della riserva naturale del lago sacro di Namco (nella foto) e nelle praterie nella prefettura di Nagqu. Che si aggiungono ad investimenti importanti in altri settori».

Investimenti che probabilmente non sarebbero stati necessari senza l’incremento demografico determinato dall’immigrazione di milioni di cinesi in Tibet e se i ghiacciai del Tibet non fossero in drammatica regressione anche a causa dell’accelerata ed inquinante crescita cinese. Ma Zhang dice che il governo comunista è sempre più attento: «Abbiamo anche vietato lo sfruttamento di alcune risorse minerarie per evitare di nuocere al sistema ecologico del Tibet».

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