[31/03/2008] Energia

A Bangkok via ai negoziati per il post-Kyoto

BRUXELLES. Si aprono oggi a Bangkok, in Thailandia, i negoziati formali per trovare un nuovo accordo internazionale sul cambiamento climatico. L´Unione europea chiede che siano fatti subito passi in avanti significativi. Il summit di Bangkok durerà una settimana e marca l’inizio del primo ciclo negoziale deciso nel corso della Conferenza di Bali dello scorso dicembre, e che dovrebbe portare entro il 2009 ad un accordo sulle misure del post-Kyoto, con nuovi obiettivi riguardanti le quote di emissione di gas serra dopo il 2012.

«La conferenza di Bali – ha detto il commissario Ue all’ambiente Stavros Dimas (Nella foto) - ha permesso di realizzare l´avanzamento maggiore che l’Europa si era augurato. Tutte le parti devono subito vigilare affinché questo slancio sia mantenuto perché i negoziati che si stanno aprendo giungano ad un accordo soddisfacente entro la fine dell’anno prossimo. Il cambiamento climatico è la più grande sfida con la quale l’umanità si confronterà a lungo termine. Un accordo mondiale deve essere trovato, prevedendo un’azione energica per la prevenzione delle conseguenze disastrose che promette il riscaldamento planetario. L´Unione europea è determinate a continuare a dare l’esempio, come sta facendo con il suo ambizioso pacchetto di misure per il clima e le energie rinnovabili, proposte dalla Commissione nel gennaio scorso».

La Conferenza di Bali ha dato i via libera alla road map per i negoziati per il post 2012, dando l’appuntamento finale per il nuovo Protocollo internazionale alla conferenza dell’Onu sul clima a Copenaghen, nel dicembre 2009. I negoziati informali si svilupperanno su due assi di discussione paralleli: uno riguarda l’insieme dei 192 Paesi aderenti alla Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici (Unfccc), compresi gli Usa; l´altra riunisce le 178 parti del Protocollo di Kyoto, con l’obiettivo di fissare nuovi obiettivi che limitino le emissioni dei Paesi sviluppati.

A Bangkok si tiene la prima sessione del nuovo gruppo di lavoro ad hoc per un’azione cooperativa a lungo termine nel quadro dell’Unfccc. «L´Unione europea – si legge in una nota della Commissione Ue – sostiene che una decisione globale venga presa su un programma di lavoro dettagliato e sostanziale, trattando problematiche essenziali legate agli obiettivi del futuro accordo (o la “visione comune”), alla riduzione delle emissioni, all’adattamento ai cambiamenti climatici, al trasferimento di tecnologie ed alla questione dei finanziamenti. Il programma di lavoro deve soprattutto associare in maniera effettiva il settore privato e le organizzazioni non governative e preparare la prossima conferenza annuale delle Nazioni Unite sul clima, à Poznan in Polonia, nel dicembre 2008».

A Bangkok si tiene la prima delle 5 sessioni previste del gruppo di lavoro ad hoc che prende in esame i nuovi impegni delle Parti rispetto all’annesso 1 del Protocollo di Kyoto e si concentra sull’esame delle maniere a disposizione dei Paesi sviluppati per raggiungere i futuri obiettivi di limitazione delle emissioni. In particolare nella capitale thailandese si discute del ruolo che dovranno avere i meccanismi per uno sviluppo pulito e quello di applicazione congiunta del protocollo di Kyoto (dei quali l’Ue chiede una riforma che ne dimostri la piena efficacia); sulle future regole di sfruttamento di suolo e foreste che dovranno essere migliorate per tenere davvero conto del ruolo nella riduzione delle emissioni, il rafforzamento dei “pozzi” di carbonio e lo sviluppo di risorse rinnovabili di bioenergie e di legname; sulle categorie di fonti di gas serra e sui settori da prendere in considerazione per azioni future riguardanti le emissioni dei trasporti aerei e marittimi.

L´Unione europea vuole mantenere il suo “ruolo motore” e «considera essenziale che il prossimo accordo globale limiti il riscaldamento planetario ad un massimo di 2°C al di sopra del livello preindustriale, al fine che il cambiamento climatico non possa raggiungere livelli pericolosi che possano innescare dei cambiamenti irreversibili, veramente catastrofici. Il rispetto di un tale limite implica che le emissioni mondiali di gas serra siano ridotte di più del 50% entro la metà del secolo in rapporto ai livelli del 1990. In un primo tempo, l’Ue aveva proposto che i Paesi sviluppati si impegnassero a ridurre del 30% le loro emissioni entro il 2020, poi i 27 capi di Stato e di governo si sono detti favorevoli al meno 30% purché anche gli altri Paesi industrializzati si impegnassero ad ottenere riduzioni simili e che i Paesi in via di sviluppo più avanzati, come Cina, India e Brasile, apportassero un contributo adattato alle loro rispettive capacità.

Comunque, l’Ue si è impegnata a ridurre le sue emissioni di almeno il 20% nello stesso periodo, indipendentemente da quel che decideranno gli altri, per iniziare a trasformare l’Europa a 27 in un’economia ad alto rendimento energetico ed a basso tasso di emissioni di gas serra. Quello iniziato a Bangkok è il primo di quattro cicli di negoziati che si terranno nel 2008. il prossimo summit sarà a Bonn, in Germania, il terzo si terrà in agosto in un luogo ancora da definire, il quarto a Poznan, in dicembre.

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