[28/03/2008] Energia

La "formidabile intesa" atomica Brown-Sarkozy

LIVORNO. I giornali nostrani avevano parlato molto dell’incontro tra Gordon Brown e Sarkozy, enfatizzando particolarmente il probabile accordo sulla cooperazione nucleare. Oggi, più che su quell’accordo, ci si dilunga sui quotidiani sulla mise della novelle premier dame Carla Bruni. Tanto che viene da chiedersi se l’alleanza sull’atomo alla fine sia stato firmata davvero e in che termini. A rivelarci che l’annuncio ha avuto un seguito è Le Monde che scrive: «Cooperazione nucleare. La Francia e la Gran Bretagna coopereranno nell’ambito di un programma comune per l’energia nucleare, mirante a rimpiazzare le centrali nucleari britanniche in obsolescenza e ad esportare la tecnologia nucleare ai Paesi che non la possono realizzare».

Quindi l’accordo non sarà limitato a esportare il know how francese oltremanica per costruire nuove centrali nucleari ma si lancerà a penetrare il mercato dell’energia atomica cercando di erodere il campo alla Russia di Putin. Gordon Brown ha infatti annunciato che organizzerà una conferenza entro l’anno destinata ai Paesi che desiderano sviluppare dei programmi di energia atomica civile e che «pensa di estendere l’invito all’Iran, se Teheran accetta di rinunciare all’arricchimento dell’uranio, come gli chiede di fare la comunità internazionale».

Dopo le divisioni storiche tra i due paesi, rinverdite dal diverso atteggiamento nei confronti della guerra irachena, tra le due sponde della Manica si apre quindi una nuova fase che non si limiterà all’intesa per la cooperazione nucleare e che il premier Gordon Brown ha definito «un’intesa formidabile». «Concordiamo sul fatto che solo lavorando insieme possiamo affrontare le nuove sfide, dal terrorismo al cambiamento climatico, alla povertà, le carestie e le epidemie» ha dichiarato Brown. D’accordo anche sulla necessità di trasparenza dei mercati e sulla riforma di istituzioni internazionali come il Fondo monetario e la Banca mondiale e decisa anche l´iniziativa congiunta per dare la possibilità di andare a scuola a 16 milioni di bambini africani.

Ma la nuova collaborazione non metterà in discussione l’altro asse con Berlino, motore storico dell´Europa contemporanea. Come si è affrettato a sottolineare il presidente francese Sarkozy: «Credo di poter dimostrare che è un’alleanza solida e tanto più solida in quanto non è costruita contro nessuno. So bene che un presidente francese ha la responsabilità storica di continuare il partenariato amichevole con la Germania, perché è importante. Ma ho sempre detto, che non era abbastanza in un’Europa a 27, che avevamo bisogno dei britannici».

In effetti sia Angela Merkel che il premier spagnolo Zapatero, avevano seguito con attenzione l’incontro di Londra e l’intenzione di stringere una cooperazione per lo sviluppo del nucleare. I governi spagnolo e tedesco sono infatti quelli che si sono opposti con maggior fermezza al futuro delle centrali nucleari, confermando ognuno nel proprio paese la scelta di dismettere le centrali esistenti e di puntare con determinazione alle energie rinnovabili.
Lo ha fatto Zapatero, rinnovando l’impegno firmato con i Verdi nell’accordo programmatico che lo portò a vincere il primo mandato nel 2004, lo ha fatto la Merkel mantenendo l’impegno di dismissione graduale delle centrali atomiche assunto dal cancellierato rosso verde Srhoeder-Fishka. E’ probabile che la preoccupazione della Spagna e della Germania non sia però limitata esclusivamente all’accordo sulla cooperazione nucleare ma che sia rivolta anche al peso che in Europa l’alleanza tra i due paesi, Francia e Inghilterra, potrà significare in temi importanti come l’energia e la difesa.

In cambio dei vantaggi che la Francia potrà avere per l’accordo sul nucleare, pare che infatti potrebbe riconsiderare la sua presenza nell’alleanza atlantica dopo che nel 1966 Charles de Gaulle decise l’uscita dalla Nato. E pare che chieda che questo ritorno sia accompagnato da una maggiore disponibilità di satelliti militari, da un incremento del budget degli Stati e da una chiara strategia europea di difesa. Come lettera di impegno, sembra che il presidente francese abbia portato l’invio immediato di mille soldati in Afghanistan, dove italiani, tedeschi e spagnoli non vogliono più andare. Uno scambio che sia Londra che Washington non dovrebbero avere problemi ad accettare. Davvero una intesa formidabile.

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