[25/03/2008] Comunicati

Colmiamo il digital divide (la Toscana lo farà entro il 2010) ma anche il ´life divide´

LIVORNO. Entro il 2010 saranno servite dalla banda larga tutte le aree toscane che ancora non sono coperte: non è una dichiarazione di intenti, ma quanto prevede il bando della Regione Toscana che, nell’ambito di un programma di interventi per uno stanziamento complessivo di circa 20 milioni di euro, ha permesso di aggiudicare i lavori per tutte e dieci le province toscane. La notizia arriva direttamente dalla Regione Toscana e i risultati del bando, nonché gli obiettivi che ci si attendono per le imprese e per i cittadini toscani, saranno al centro di un incontro organizzato per giovedì 27 marzo (inizio ore 11.30) a Firenze, presso la sala congressi del Monte dei Paschi di Siena (via Pecori 6-8).

Si tratta di un’iniziativa che dovrebbe dare un bel colpo al digital divide in Toscana, ovvero il divario esistente tra chi può accedere alle nuove tecnologie (internet, personal computer) e chi no. Le cause del digital divide infatti, sono soprattutto le condizioni economiche, di istruzione e, in molti paesi, l´assenza di infrastrutture. E quindi l’iniziativa della regione va ad aggredire proprio questo ultimo aspetto non di secondo piano.

Per quanto si sia vissuto serenamente senza internet fino a non molti anni fa, oggi non avere un accesso alla rete adeguato e funzionante è oggettivamente un handicap. Il web accorcia le distanze, facilita le operazioni, riduce la carta e ha ancora tante potenzialità che devono sempre essere sfruttate. Inoltre è una fucina di informazioni che – in linea generale – è cosa buona perché permette a tutti di avere una pluralità di punti di vista. Gli altri due aspetti che caratterizzano il digital divide (condizioni economiche e istruzione) restano al momento ancora scogli duri da sormontare.

Ma ammesso che si vada verso un progressivo assottigliamento di queste due criticità (peraltro auspicabile), ci pare però che nel ragionamento sia giusto introdurre anche un altro tema che solo in parte viene affrontato nel dibattito generale legato alle nuove tecnologie. Le giovani generazioni hanno in mano uno strumento che si è no quelle precedenti avevano visto nei film di fantascienza. E lo sanno usare con una velocità e una capacità strabiliante. Tanto che si è parlato non a caso di analfabeti di ritorno, quelli cioè che non sanno usare internet ma anche più in generale i pc, oppure telefonini e gli i-pod. La rete nasce tra l’altro libera e non ci sono quasi regole e quelle che ci sono vengono violate di continuo.

Non entrando nella questione pur cogente di quanto la rete sia strumento ampiamente usato a fini delinquenziali (terrorismo, prostituzione, pedopornografia, violenza privata), saper cogliere le opportunità di internet e non esserne vittima rimane, dal nostro punto di vista, l’anello debole della catena. Rivalutare - come fa il professor Franco Brevini oggi su Il Giornale - internet, videogiochi e cartoon contestando chi profetizza la morte della conoscenza non basta. Questa sarà e probabilmente è già cultura, ma quando Brevini dice che “nel nuovo c’è molto di buono. Basta vederlo. A volte basta un cerino, nel buio fa moltissima luce” afferma un’ovvietà. Tanto che quando cita i Simpson definendoli “apparentemente semplici cartoni animati, in realtà testi molto più complessi, attraversati da un reticolo di riferimenti culturali, citazioni colte, strizzatine d’occhio alla cultura alta che li fanno apprezzare, consciamente o meno” dimentica di dire quanto lavoro stia dietro quella serie tv e quanta conoscenza dell’alta cultura serva per crearne di apparentemente bassa per renderla fruibile ad un pubblico più ampio. Nel più (quantità) ci sta il meno (qualità), e non viceversa. A patto di saperla distinguere.

L’eccesso di informazione (buona, cattiva e mezza e mezza) è un problema che solo chi ha la capacità critica di leggere e approfondire gli argomenti riesce a superare. Diversamente si è sopraffatti da informazioni di ogni genere che ha come conseguenza solo il caos. Internet ha cambiato la vita di molte persone anche in meglio – greenreport.it esiste perché esiste internet – ma un utilizzo sbagliato rischia di mettere in crisi una delle più importanti invenzioni del secolo scorso. Basta vedere che situazione sta vivendo Second Life (da mondo virtuale perfetto a crisi di iscrizioni, addii di società di marketing a grossi problemi come cybersex e pedofilia) per capire quanto sia facile rimanere imbrigliato nella rete.

Qui deve intervenire l’educazione scolastica e quella dei genitori. Una sfida difficilissima che necessità di grande preparazione e studio, tanto che noi lanciamo dal nostro piccolo un’idea: l’uso di internet come materia scolastica. Che insegni a coglierne le opportunità anche di migliorarla. Perché internet è un prodotto magmatico ancora poco studiato. Che non deve sostituirsi alla vita rendendo quella vera virtuale e viceversa, bensì aiutare a renderne migliore la qualità. Diversamente il digital divide potrai anche annullarlo, ma rischi che nasca contemporaneamente e si alimenti sempre più una sorta di “life divide”.

Declinato sulla sostenibilità ambientale e sociale appare evidente che lo strumento internet rappresenta l’accesso a informazioni con velocità e quantità senza pari rispetto al passato. Saperne fare un buon uso porta a maggiori conoscenze grazie alla molteplicità dei punti di vista che il web propone. Ma non tutto quello che si trova sulla rete può essere elevato a verità per il semplice fatto che è on line. Questo non vale in assoluto per alcun mezzo di informazione. Meno che mai internet visto che non ha grandi regole e ognuno può praticamente scrivere quello che vuole tra blog, forum, siti ecc. Sulle tematiche ambientali, per fare un esempio a noi vicino, si trova infatti tutto e il contrario di tutto spacciato quasi sempre per verità rivelate in un senso o nell’altro. Come possiamo salvarci da questo mare magnum di informazioni senza filtri? Sapendo misurare le fonti delle informazioni, approfondendo e accettando che non esiste un solo modo di vedere le cose. Affrontando, insomma, le complessità e non cercare le scorciatoie. Neppure on line.

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