[21/03/2008] Acqua

Acqua: lotta continua

FIRENZE. Domani si celebra, come ogni anno, la giornata mondiale dell’acqua istituita nel 1993 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Per questa edizione l’evento è stato associato all’anno internazionale della sanificazione delle acque, per concentrare l’attenzione sui problemi della qualità della risorsa e sulle inefficienze depurative, visto che più di 2,6 miliardi di persone non hanno ancora accesso a servizi igienico-sanitari adeguati, 1,1 miliardi di persone non hanno possibilità di accedere in modo regolare ad acqua pulita e ogni anno muoiono di diarrea 1,8 milioni di bambini (seconda maggiore causa di mortalità infantile a livello globale). Dalla qualità alla quantità di risorsa: non possiamo dimenticare, parlando di acqua, che la carenza idrica rappresenta una criticità per il pianeta (dove più dove meno) e che il minimo giornaliero pro capite (50 litri di acqua necessari per i bisogni primari) per molte persone non è disponibile.

Acqua problema globale quindi, che deve innescare processi di solidarietà: bene ha fatto la Commissione europea a stanziare 30 milioni di euro per aiuti umanitari e per la lotta alla siccità nel Corno d’Africa dove è minacciata la vita e la sussistenza di 12 milioni di persone. Con questi nuovi finanziamenti l’impegno economico dell’Ue dal 2005 raggiunge i 460 milioni di euro per quell’area. Ma come spiega l’United Nation economic commission for Europe, sono 120 milioni gli europei, uno su sette, che non hanno ancora accesso all’acqua potabile, dato che mette in evidenza una criticità anche per i Paesi sviluppati. Del resto seppur con le diverse conseguenze sui territori (le ragioni sono molte) i cambiamenti climatici dimostrano di colpire con una certa “equità”: probabilmente 15 anni fa mai avremmo pensato che l’Arno, il fiume della Toscana, sarebbe diventato indicatore locale dei processi globali in atto e il caso portato ai meeting internazionali.

Fiumi che soffrono per lo stress idrico (non dimentichiamo che una delle cause è da ricercare nell’eccesso di prelievi legali e abusivi soprattutto del settore agricolo e industriale) e perciò resi più vulnerabili ai reflui inquinati che vi giungono. Scompaiono molte specie di pesci nelle acque dolci italiane e muoiono i bambini perché cadono nei fiumi inquinati come è successo nel rio Santiago, uno dei corsi d’acqua più contaminati del Messico: riceve 815 litri al secondo di acque reflue prive di trattamento da Guadalajara, la seconda città più grande del paese e gli scarichi non trattati di 250 industrie della zona (alcune delle quali appartengono a imprese multinazionali) che “saturano” i sedimenti fluviali di metalli pesanti (piombo, cromo, cobalto, mercurio, arsenico). Nelle urine di Miguel Angel López Rocha, il bambino di otto anni che è deceduto qualche tempo fa, erano presenti tracce di arsenico 400 volte superiori ai valori normali. Fatte le dovute differenze qualche problema con l’arsenico è presente anche nell’acquifero dell’Amiata. Sono 150.000 le persone che soffrono per i miasmi che arrivano dal rio Santiago e che da anni denunciano la situazione che determina una qualità di vita insostenibile. Denuncie, lotte, vere e proprie guerre scatenate per l’acqua, profitto per pochi e bene comune indispensabile per la vita dei cittadini del pianeta. Le battaglie per il diritto all’acqua, rappresentano il filo conduttore che lega le popolazioni nei diversi continenti. In Palestina dove migliaia di abitanti di Gaza e Cisgiordania non hanno accesso a sufficienti quantità d’acqua: con gli accordi di Oslo del ´94, Israele avrebbe dovuto assicurare ripartizione adeguata ed equa delle risorse idriche ad entrambe le popolazioni ma quelle trattative come è noto non sono andate a buon fine.

La situazione è oggi peggiorata da quando cioè gli israeliani hanno chiuso le frontiere per il transito delle merci incluso il gasolio, necessario per il funzionamento della centrale elettrica e conseguentemente degli impianti idrici. In Brasile le popolazioni del rio São Francisco e del Semi-arido continuano a battersi per il diritto all’acqua e contro mega progetti di irrigazione che “spostano” attraverso canalizzazioni le acque del fiume per favorire solamente le industrie agroalimentari esportatrici. Le popolazioni indigene propongono invece la riqualificazione del rio São Francisco, in modo che recuperi le condizioni idriche e socio-ambientali e permetta la sopravvivenza di milioni di persone e delle numerose specie che abitano il suo bacino. E poi le mille battaglie contro le privatizzazione delle risorse idriche a favore delle multinazionali e quelle contro le grandi dighe (è stata istituita anche una giornata mondiale dedicata, individuata nel 14 marzo) come quella di Ilisu sul fiume Tigri, nel Kurdistan turco, o come la gigantesca diga delle Tre Gole in Cina. Lo sbarramento più grande del mondo (forse completato entro l´anno), allagherà una superficie di 632 chilometri quadrati di territorio (con le immaginabili conseguenze per la popolazione) e servirà a produrre energia elettrica utile alla crescita esponenziale del “gigante cinese”.

L´Ipcc (Intergovernnmental panel on climate change) stima che nel 2100 gli oceani saranno cresciuti di un livello compreso fra 18 e 59 centimetri, a seconda degli interventi adottati dall´uomo per mitigare l´effetto serra. Sembra che le grandi dighe possano dare e abbiano già dato un contributo positivo in tal senso (sic!). Secondo un rapporto di Benjamin Chao della National Central University di Taiwan pubblicato su Science, le 29mila dighe presenti sui continenti contengono 10.800 chilometri cubi di acqua che non arrivano al mare. I mari, innalzati di 17 cm dal 1930, se avessero avuto il contributo delle acque dei fiumi contenute nelle dighe, avremmo dovuto aggiungere altri tre centimetri ai 17 già calcolati, con le immaginabili conseguenze per altri due metri di costa. Questo dato nei conteggi globali era stato trascurato. Sicuramente i calcoli ora saranno giusti ma bisognerebbe anche quantificare il numero di chilometri quadrati allagati a causa della costruzione delle dighe. Gli effetti delle modifiche agli ecosistemi causate dall’uomo, non sono tutti facilmente individuabili e talvolta misurabili, ma certamente non pensiamo che la costruzione delle grandi dighe possa essere la strada da imboccare, dato che il rimedio è probabilmente peggiore del male. Buona giornata mondiale dell’acqua.


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