[21/03/2008] Consumo

Nella soft economy batte un cuore hard

LIVORNO. La rappresentazione piuttosto comune che viene data della soft economy, è quella di una economia che può fare a meno dell’hard e che si basa invece solo sulla peculiarità dei luoghi in cui si realizza, dei prodotti che a quei luoghi sono legati (e che quindi evoca) e della desiderabilità che può indurre a fruire di quei prodotti direttamente in quei luoghi. Una rappresentazione che può indulgere persino al caricaturale e che dimentica che dietro al prodotto soft c’è giocoforza anche una tecnologia hard. Che appunto anziché perseguire una dinamica economica legata solo al basso costo di produzione e all’alto numero di prodotti per garantirsi competitività sui bassi prezzi nel mercato globale, sceglie di perfezionare processi e si avvale di innovazione tecnologica (e quindi di ricerca) per ottenere prodotti ad alto valore aggiunto. E sceglie di fare dell’ambiente, della qualità territoriale, della reinterpretazione della tradizione e della cultura dei luoghi in cui il prodotto si ottiene, un altro tassello per costruire quel valore aggiunto.

Questo è il caso ad esempio del settore vitivinicolo del nostro paese di cui Vino in Villa, la vetrina internazionale del Prosecco doc di Conegliano Valdobbiadene, che si tiene, come ogni anno, al castello di San Salvatore a Susegana (Tv), il 17 e il 18 maggio è uno spaccato significativo. Ambiente e territorio sono il cuore del messaggio che il consorzio di tutela e del distretto trevigiano vuole trasmettere, cui si associa anche una sempre maggiore attenzione alla scienza per poter gestire al meglio la viticoltura. «Noi puntiamo», dice il presidente del consorzio, Franco Adami, «a capire il nesso fra territorio, sua tutela e qualità del vino che vi si produce». Ma per ottenere questa qualità non basta la tutela del territorio di produzione serve anche ricerca e innovazione, servono macchinari sempre più sofisticati, meccanizzazione, tecnologie avanzate. Hard quindi, che si ottiene attraverso ricerca e innovazione tecnologia per ottimizzare processi e prodotti e che tiene in conto anche della necessaria salvaguardia del territorio. E la regione Veneto ha infatti approvato i progetti di ricerca e innovazione per il 2008-2009 che saranno realizzati dal polo formativo e di ricerca di Conegliano, che riguardano l’ottimizzazione della risorsa idrica e la valutazione sulle opportunità di meccanizzazione nelle colline della doc Conegliano Valdobbiadene e un progetto pilota per la realizzazione di un prototipo per la misurazione via laser della pressione dei gas nel vino.

La scelta sarà semmai se dopo aver investito nella ricerca si realizzerà anche la fase industriale vera e propria sul territorio o se invece si opterà per esportare la fase hard in paesi dove il costo ambientale e della manodopera è più basso e si terrà invece solo il know how, da applicare alla produzione locale. Che però è proprio l’aspetto che sminuisce il concetto vero e proprio della soft economy, che in molti vorrebbero solo legata alle salamelle e al dolcetto tipico degustati assaporando un ottimo calice di vino godendo anche di uno splendido paesaggio.

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