[19/03/2008] Parchi

Perché il governo del Queensland prevede l´abbattimento di 10.000 cavalli selvatici?

FIRENZE. Sono soprannominati “Brumbies”. Sono cavalli importati dai colonizzatori bianchi nel continente nuovissimo nel XVIII secolo e, sfuggiti al controllo umano e in assenza di predatori naturali, si sono naturalizzati nelle pianure dell’Australia nord-orientale, in particolare nello stato federale del Queensland dove, secondo dati “la Repubblica” sono presenti in quantità da 40.000 a 100.000 esemplari. Ed è volontà del governo del Queensland, già autore di una campagna di abbattimento selettivo che ha portato all’uccisione di 4000 individui nella zona del Carnarvon national park, abbatterne oltre 10.000 nei prossimi tre anni, per riportare la popolazione a livelli più contenuti: «il programma non prevede l’eradicazione dei cavalli, ma assicurare che la loro popolazione sia mantenuta ad un livello gestibile al fine di assicurare lo stato di salute sia dei cavalli che dell’ecosistema nativo», ha dichiarato il ministro per lo sviluppo sostenibile dello stato federale Andrew Mcnamara.

La notizia, rilanciata ieri da “Repubblica”, risale in realtà al novembre scorso: al tempo, il quotidiano “Courier mail” di Brisbane pubblicò una comunicazione riservata tra l’allora ministro dell’ambiente del Queensland, Lindy Nelson-Carr, e il premier Peter Beattie (all’epoca dimissionario), in cui si esortava il governo a tenere il più possibile nascosta la notizia, avendo essa «il potenziale di provocare sonora opposizione da
piccoli gruppi di speciale interesse, con opinioni forti e inflessibili». Oltre a questo, ciò che ha destato più indignazione nell’opinione pubblica è il metodo scelto per la caccia selettiva: tiratori scelti che, a bordo di elicotteri governativi, sparano ai cavalli dall’alto, con la sola precauzione di colpire il petto e non la testa, al fine di abbreviare l’agonia degli animali colpiti.

Naturalmente il triste impatto emotivo di una notizia del genere non deve trarre in inganno: notoriamente il continente australiano è caratterizzato dalla presenza dei marsupiali, che occupano le nicchie ecologiche che su altri continenti sono proprie dei mammiferi placentati. Ma a causa dell’isolamento il potenziale ecologico dei marsupiali è limitato, e l’introduzione in Oceania di specie alloctone (cavalli, conigli, capre i casi più conosciuti) ha provocato enormi problemi di competizione per il cibo e per altre risorse. Lo stesso Ente per la protezione animali locale (Rspca) sì è dichiarato favorevole al metodo di abbattimento scelto, sostenendo che da dieci anni chiedeva misure preventive (trattamenti per l’infertilità) per evitare di arrivare a questo, ma che in assenza di risposte da parte del governo la campagna di abbattimenti si rende a questo punto necessaria. Il portavoce Michael Beattie concorda infatti con le dichiarazioni del ministro Mcnamara: «i cavalli stanno causando seria erosione del suolo. Diffondendo pollini, distruggono le sorgenti e i corsi d’acqua, danneggiano siti culturali aborigeni, competono con la fauna locale per il cibo e distruggono gli habitat locali»

Ma le associazioni animaliste locali, in particolare “Save the brumbies”, contestano la decisione nel merito e nel metodo: secondo il portavoce Jan Carter, «le autorità si sono per anni disinteressate del problema dei cavalli selvatici e adesso una mattina si svegliano e dicono “beh, andiamo a sparargli”. Siamo d’accordo che la popolazione dei cavalli vada tenuta sotto controllo attivo, ma chiediamo un immediato stop alle uccisioni e la creazione di una commissione federale sulla gestione delle popolazioni equine: trattamenti di controllo della fertilità, in aggiunta con altri metodi come la cattura e il trasferimento dei cavalli, devono divenire parte di un piano sostenibile a lungo termine». Gli animalisti segnalano inoltre reiterati casi di abbattimenti irregolari, con animali colpiti alla testa o alla groppa, invece che al torace come prescritto.

Sicuramente la presenza di erbivori così grandi e voraci, in assenza di predatori naturali che possano tenerne sotto controllo la popolazione, costituisce fattore di grave danno all’ecosistema locale e alle – più delicate, a causa appunto del minore potenziale ecologico - popolazioni di marsupiali: una crescita indiscriminata delle popolazioni equine potrebbe portare all’estinzione di molte specie locali. Ma non convincono le motivazioni addotte dalle autorità federali del Queensland, soprattutto perchè non è ancora chiara quale sia la posizione del nuovo governo (presieduto da Anna Blaigh) in materia: di certo c’è che, a fronte di oltre 300.000 cavalli selvaggi presenti in tutta l’Australia, sono presenti nel solo stato del Queensland, più di 10 milioni di pecore. E da molte parti si ipotizza che questo (la tutela delle attività agro-pastorali più che dell’ecosistema locale) sia il vero motivo dell’abbattimento delle popolazioni equine.

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