[19/03/2008] Rifiuti

Gestione rifiuti, Corte costituzionale boccia Provincia di Bolzano

LIVORNO. Sulle competenze ambientali di Stato e regioni è in atto da tempo un braccio di ferro che tocca anche la questione dei rifiuti: con la sentenza 62, depositata il 14 marzo, la Corte Costituzionale ribadisce il concetto che la legge regionale o delle province autonome non può né derogare né peggiorare il livello di tutela statale (tutta al più può migliorarlo), dando ragione al governo e torto alla provincia autonoma di Bolzano.

La materia del contendere riguarda la legge provinciale sulla gestione dei rifiuti e la tutela del suolo, in particolare le disposizioni relative all’esenzione per i rifiuti pericolosi dall’obbligo del formulario d’identificazione; alla possibilità da parte della Giunta di prevedere deroghe o esoneri in riguardo all’obbligo e alle modalità di iscrizione con procedure semplificate all’Albo nazionale gestori ambientali; alla messa in esercizio di un impianto di smaltimento o recupero dei rifiuti prima che la sua validità sia valutata e all’esclusione delle terre e rocce da scavo destinate all’effettivo riutilizzo per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati dall’ambito di applicazione della disciplina nazionale sui rifiuti.

Il legislatore statale, però, ha istituito un regime più rigoroso di controlli sul trasporto dei rifiuti pericolosi, in ragione della loro specificità e in attuazione degli obblighi assunti in ambito comunitario, in base ai quali “per quanto riguarda i rifiuti pericolosi i controlli concernenti la raccolta ed il trasporto [...] riguardano l’origine e la destinazione dei rifiuti”, poiché “una corretta gestione dei rifiuti pericolosi richiede norme supplementari e più severe che tengano conto della natura di questi rifiuti”. E il formulario d’identificazione (in teoria) dovrebbe consentire di controllare costantemente il trasporto dei rifiuti, onde evitare che questi siano avviati a destinazioni ignote.

Per quanto riguarda il potere di deroga, il Codice ambientale prevede sì, l’adozione di norme e condizioni per l’esonero dall’iscrizione ovvero per l’applicazione in proposito di procedure semplificate ma in capo allo Stato e non alle giunte regionali o provinciali

Mentre in tema di autorizzazioni sempre il Codice ambientale disciplina l’autorizzazione unica per i nuovi impianti senza prevedere però, alcuna forma di autorizzazione tacita, neppure provvisoria, e ciò in ottemperanza alle prescrizioni delle pertinenti direttive comunitarie.

Le stesse direttive poi, prevedono le terre e le rocce da scavo come rifiuti se il detentore se ne disfa ovvero ha l’intenzione o l’obbligo di disfarsene. Ma la legge provinciale sottrae dalla nozione di rifiuto taluni residui (terre e le rocce da scavo ed i residui della lavorazione della pietra non contaminati, destinati all’effettivo utilizzo per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati) e dunque si pone in contrasto con la direttiva Ue.

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