[18/03/2008] Consumo

Le borse crollano, ma nel dibattito nessuno invoca una governance mondiale dell´economia

LIVORNO Nel tempo che impiegato a leggere questo pezzo le borse di mezzo mondo avranno bruciato qualche miliardo di euro, che si sommeranno ai 300 persi ieri nella sola Europa e a tutti quelli che la crisi dell’economia americana innescata anche (indubbiamente non soltanto) dal crollo dei mutui subprime di qualche mese fa, farà sparire nelle prossime settimane e probabilmente mesi.

Che gli Stati Uniti abbiano vissuto per qualche decennio ben al di sopra delle loro possibilità pare ormai acclarato, così come ormai nessuno più crede alla favola della dematerializzazione che ha contraddistinto tutti gli anni ’90: la globalizzazione ma soprattutto la finanziarizzazione ha contribuito ad accelerare la crescita senza paracaduti e oggi invece della dematerializzazione è arrivata una vera e propria destabilizzazione (dell’economia) con conseguente stagflazione dei mercati.

I commenti oggi si sprecano e come al solito il teatrino di chi suggerisce la ricetta perfetta e chiavi in mano prende il sopravvento, come se con una bacchetta magica si potesse correggere il lungo percorso che ha portato allo stato attuale dei fatti e come se fosse ancora possibile individuare la soluzione per il futuro. E tutti sembrano guardare ancora una volta alle banche centrali, attendendo e implorando la prossima mossa allontana-crisi.

Mentre gli Stati finanziano le banche invischiate in questa spirale, ci si affida al libero-mercato, sempre più finanziarizzato, e ci si aspetta che questo decida quale strada può essere la migliore per uscire dalla stagflazione, attraverso lo stesso modello che ha determinato l´attuale crisi. E´ l´assenza di uno straccio di governance dell’economia globale che ha prodotto proprio questa distanza che oggi pare quasi incolmabile tra economia finanziaria ed economia reale e fra economia reale e sostenibilità ambientale.

O forse è più logico attendersi che le banche centrali, che esistono grazie ai profitti delle grandi corporations, possano voler frenare le speculazioni delle corporations stesse, che spesso hanno fatturati addirittura superiori a quelli di intere nazioni? Un primo tentativo in realtà c’è già stato, con la corsa dei mercati (lasciati liberi di agire e cercare soluzioni senza alcun indirizzo politico) ad accaparrarsi le materie prime individuate come beni-rifugio, salvo poi accorgersi che il mondo delle commodities è tutt’altro che impermeabile alla crisi del sistema finanziario!

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