[03/03/2008] Consumo

La guerra fa male a uomini e animali: in Afghanistan uccide il freddo, in Somalia la siccità

LIVORNO. I due Paesi al mondo dove la guerra sembra interminabile ed ha distrutto una reale presenza dello Stato e frantumato i due Paesi, percorsi e “protetti” da eserciti stranieri, in signorie armate tribali, corti islamiche e territori talebani, il clima percuote e devasta popolazioni ed ambienti ormai stremati.

Secondo la Fao, in Afghanistan, l´inverno più rigido degli ultimi 30 anni è già costato la vita ad oltre 800 persone ed ha devastato il settore agricolo: «Il freddo estremo ha devastato il settore dell’allevamento afghano, fulminando più di 300.000 animali dopo la fine di dicembre e mettendo a dura prova i livelli di sussistenza – scrive la Fao in un rapporto pubblicato a Roma – I prezzi elevati dei combustibili, dell’olio vegetale e dei cereali aumentano la vulnerabilità delle famiglie povere limitando il loro accesso al cibo».

In collaborazione col ministero dell’agricoltura, la Fao sta distribuendo 20 tonnellate di foraggio a Herat, una delle provincie più colpite insieme a Bamyan, dove gli agricoltori più vulnerabili dovrebbero ricevere circa 60 tonnellate di alimenti per animali.

«La situazione è molto inquietante – dice Samuel Kugbei, rappresentante in Afghanistan della Fao – Il prezzo elevato del grano sui mercati internazionali, insieme al basso potere di acquisto della grande maggioranza della popolazione, fanno credere che le importazioni alimentari necessarie non potranno essere realizzate».

La Fao è alla disperata ricerca di due milioni di dollari per fornire 1.500 tonnellate di foraggio, di vaccine, di multivitamine e di trattamenti antiparassitari per il bestiame che permette la sopravvivenza di 50 mila famiglie. Ci sarebbe da chiedersi a quante ore di permanenza delle superaccessoriate truppe della Nato e degli Usa in Afghanistan corrisponda quella cifra.

L’ufficio degli uffici umanitari della Commissione europea ha promesso di accordare oltre 500 mila dollari per acquistare 500 tonnellate di foraggio concentrato.

Intanto, in un altro Paese spossato da invasioni “liberatorie” e frantumato in Stati non riconosciuti, tribalismi, governi fantasma e integralismo islamico, la Somalia, la siccità ha devastato così fortemente la zona centrale da costringere l’ufficio per gli affari umanitari dell’Onu (Ocha) a lanciare un preoccupato allarme sulla situazione delle regioni di Mudug e Galgaduud.

«Di fronte alla penuria d’acqua ed alla mancanza di pascoli per il bestiame, le famiglie dei pastori si trovano nella più grande privazione».

Le sorgenti tradizionali di acqua sono secche e le agenzie dell?Onu hanno sottolineato il bisogno di rispondere alla crisi prima della prossima stagione dei raccolti, da fine luglio all’inizio di agosto.

Nella regione di Galgaduud, l’Unicef e i suoi partners forniscono taniche d’acqua, costruiscono pozzi e installano tubature per l’acqua.

I più colpiti sono i bambini con meno di 5 anni: oltre 12 mila sono in cura nei centri Unicef e 38 mila vengono assistiti dal programma di nutrizione delle agenzie Onu.

A complicare la situazione già terribile è la presenza di truppe etiopi a Dhuusamarreeb, una città già colpita duramente dalla siccità e che accoglie anche un gran numero di rifugiati da Mogadiscio, da dove i due terzi della popolazione è fuggita dai combattimenti tra i soldati di Addis Abeba e i gruppi di ribelli islamici.

Intanto un’altra tragedia si sta svolgendo nel mare tra l’autoproclamata repubblica somala del Puntland e le coste dello Yemen, dove si susseguono i naufragi di povere imbarcazioni di disperati che fuggono dal disastro ambientale, civile ed umanitario di quel che resta della Somalia.

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