[29/02/2008] Energia

Biomasse: bene il sì del consiglio regionale alla filiera corta...

LIVORNO. E’ arrivata troppo tardi l’approvazione da parte del consiglio regionale della mozione presentata dal capogruppo dei Verdi Mario Lupi (Nella foto) con cui si chiede una moratoria «sull’avvio delle autorizzazioni o dei lavori per la costruzione di impianti energetici ad oli vegetali da filiera lunga nel territorio toscano, in prospettiva della definizione di un piano energetico, sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico, nonché in salvaguardia delle grandi foreste pluviali e delle loro popolazioni».

«E’ arrivata tardi – spiega lo stesso Lupi - perché quando la presentai era ancora in ballo l’autorizzazione della centrale di Montegemoli (autorizzazione che è arrivata mesi fa grazie a una determina di un dirigente della Provincia di Livorno, ndr) , ma è comunque importante perché si tratta di un segnale politico forte da parte di tutto il Consiglio regionale».

Appunto, ma si tratta ancora una volta di un indirizzo politico e appena poche settimane fa un imprenditore livornese ha sottolineato proprio questo fatto, ipotizzando la realizzazione di una centrale a biomasse alimentata da oli provenienti dall’estero perché la filiera corta non sarebbe sufficiente.
«Conosco benissimo questa idea e mi auguro che venga abbandonata, però le dico anzi che in tutta la provincia di Livorno sono almeno 5-6 le proposte di centrali a biomasse, proprio per questo motivo era necessario un segnale forte, perché quello di andare a prendere olio di palma e di cocco deforestando Paesi tropicali non è nello spirito delle politiche nazionali e regionali: il bilancio ambientale di operazioni del genere è estremamente sfavorevole».

La bozza di piano energetico regionale comunque contiene già un’indicazione chiara che le centrali a biomasse devono essere alimentate nel raggio di 70 chilometri. Eppure questo non basta a fermare i progetti…
«E’ vero, e noi rafforziamo oggi questo indirizzo, che tra l’altro la Regione aveva già approvato nel piano di sviluppo agricolo. Del resto l’unica cosa che può fare il consiglio regionale è dare indirizzi. Siamo li per questo. Poi se si vuole ascoltare bene, altrimenti non si ascolta, ma con la consapevolezza di quali saranno le conseguenze di chi va avanti su una strada che ha un bilancio ambientale assolutamente in perdita. Senza contare un’altra preoccupazione».

Quale?
«Una delle nostre paure è che queste centrali possano essere utilizzate come inceneritori veri e propri, una volta venuta a mancare la materia prima oppure semplicemente nel momento in cui bruciare rifiuti fosse più conveniente . Per questo vogliamo la chiarezza più totale nel Pier e per questo preferiremmo avere dieci centrali a biomasse piccole piuttosto di una grossa, in quanto una centrale piccola può più facilmente essere alimentata dalla filiera corta».

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