[29/02/2008] Energia

L´Ue: il nucleare non è una fonte di energia rinnovabile

LIVORNO. C’è un fronte politico che si candida a governare il paese per la prossima legislatura che ha già annunciato che nel programma con cui si presenterà agli elettori, sarà ben chiara la scelta di tornare ad utilizzare energia prodotta con l’atomo. E già si annuncia anche il numero delle nuove centrali che si vorrebbero costruire in Italia, anche se già vent’anni fa gli italiani aveva scelto di farne a meno, con un referendum. Ma il partito del Popolo delle libertà - e tutti quelli che vi correranno assieme per le elezioni politiche del 13 e 14 aprile prossimo (oltre a Casini che sarà invece premier per la Rosa bianca), e che dicono di optare per questa scelta energetica - oltre a non fare i conti con la necessità di trovare il consenso popolare per poter individuare almeno i siti dove costruirle queste centrali (e quelli per smaltire le scorie che da queste centrali originano) non hanno nemmeno tenuto in conto che da parte dell’Unione europea non vi saranno sconti sugli obiettivi fissati per le rinnovabili, che verranno fissati nella direttiva in discussione per raggiungere il pacchetto delle tre venti al 2020.

L´eventuale ritorno all´energia nucleare da parte dell´Italia non modificherà infatti gli obiettivi vincolanti fissati a livello europeo per i consumi italiani da fonti rinnovabili che dovranno salire al 17% (contro l´attuale 5,2%) entro il 2020. «L´energia nucleare non è considerata una fonte rinnovabile, pertanto non è calcolata nel mix di fonti con il quale ciascun paese deve raggiungere i target concordati» ha detto il portavoce del commissario Ue Andris Piebalgs, Ferran Tarradellas, interpellato sul programma del Pdl che ipotizza il ritorno dell´Italia alla produzione di nucleare, in margine al consiglio Ue dell´energia.

I 27 capi di stato e di governo europei hanno concordato, nel marzo del 2007, di portare a livello europeo al 20% i consumi da energie rinnovabili (prodotte da sole, vento o biomasse) entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990. Per questo si prevedono obiettivi da ripartire tra tutti gli stati membri, per raggiungere complessivamente la quota del 20% di efficienza energetica, del 20% di riduzione di emissioni di anidride carbonica e del 20% di ricorso alle energie rinnovabili.

L’energia elettrica prodotta con il nucleare- che non potrà far parte del mix di rinnovabili, come ha specificato la Commissione europea, potrà essere conteggiata nella quota della riduzione delle emissioni, che dovrà essere assegnata nell’ambito dell’obiettivo complessivo del 20% tra tutti e 27 i paesi. Ma in questo caso la dead line è ancora il 2020, e considerando i tempi necessari per costruire nuove centrali, che raggiungono attualmente una media venti anni (come ha scritto il direttore strategie di Eni Leonardo Maugeri, in un suo libro di recente pubblicazione-vedi articolo di greenreport del 22 febbraio) sarà difficile poter contare sulle centrali nucleari di nuova costruzione per rispettare quegli impegni. A meno che nel programma del Pdl e in quello di Casini non si pensi anche di uscire dall’Europa!

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