[28/02/2008] Comunicati

Servizi pubblici e Comunità montane, Fragai ribadisce l´utilità delle riforme

FIRENZE. L’assessore regionale alle Riforme istituzionali della Regione Toscana, Agostino Fragai (Nella foto), ha approfittato della platea messa a disposizione dall’incontro promosso dal Consiglio delle autonomie “Il nuovo disegno istituzionale per l’articolazione dei servizi sul territorio”, che ha messo al centro delle discussione la proposta di legge sui servizi pubblici locali, per ribadire la validità del suo lavoro e il percorso individuato.

«Quando sono nati gli attuali sei ambiti ottimali per la gestione del ciclo dell’acqua, più comunemente noti come Ato, la Regione ha disegnato un vestito per un ragazzo che nel tempo è cresciuto. Il ragazzo è cambiato, ma il vestito è rimasto lo stesso. Crescere in dimensione e raggiungere una scala industriale vuol dire mettere in campo nuove competenze e conoscenze. La scelta di un Ato unico regionale non è dunque casuale». La dimensione auspicabile, per l’assessore, è quella capace di attuare un controllo che sia efficace ma che lo rimanga anche nel tempo: in vista pure del fatto che l’Europa potrebbe un domani imporre di agire attraverso gare per l’affidamento del servizio.

«La discussione al centro della legge regionale sui servizi pubblici non è la disputa tra pubblico e privato, ma il cittadino e i servizi che gli vengono offerti». Che il servizio idrico abbia una valenza industriale non c’è dubbio ma è anche di interesse generale e non solo a rilevanza economica. Se si vuole rendere le aziende più forti per andare sul mercato la strada intrapresa può essere quella giusta. Non è detto però che sia condivisa da tutti per la peculiarità di questo servizio (l’acqua è un bene comune e monopolio naturale).

Pur modificando anche l’assetto attuale, ricercando semplificazione, maggior efficienza ed efficacia, si potevano mantenere le peculiarità dei territori e rispettare i bacini idrografici, tutelando inoltre quella aree dove sono state fatte scelte gestionali diverse che non siano la società mista. Il gestore unico inoltre, pare che non sia sufficientemente controbilanciato da una maggiore consistenza del controllo, nonostante il passo in avanti compiuto con l’Autorità (che margini di azione avrà?), visto che le amministrazioni locali in questo quadro “peseranno” sempre meno.

Più condivisibile il ragionamento dell’assessore in merito alle comunità montane, «non è tagliando le indennità dei consiglieri che si risparmiano soldi: il problema, semmai, è quello di non avere tanti amministratori quanti dipendenti. Occorre semplificare, ma anche rafforzare il loro ruolo di unioni di comuni. Affermare dunque la centralità dei comuni e pensare ad un nuovo ruolo per le Comunità montane».

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