[28/02/2008] Energia

Programmi elettorali e folate nucleari

LIVORNO. Il Sole 24 Ore di lunedì scorso dedicava un’intera pagina nobile del suo giornale al nucleare, o meglio, alle scorie nucleari e a come dovrebbero essere smaltite. Uno dei grandi problemi irrisolti della tecnologia dell’atomo riguarda infatti lo smaltimento delle scorie che mantengono il loro potere radioattivo per centinai di milioni di anni e il decommissioning, cioè lo smantellamento delle centrali nucleari una volta terminato il loro ciclo di vita naturale. Smantellamento che incide profondamente sui costi complessivi del nucleare tanto da renderlo anche dal punto di vista economico non conveniente rispetto alle fonti fossili (tanto che in America, per fare un esempio, non si costruiscono nuove centrali nucleari da anni, nonostante le incentivazioni fiscali messe a disposizione delle aziende da parte di Bush).

Nonostante questi problemi e nonostante il fatto che una fonte autorevole come il quotidiano di Confindustria li abbia sviscerati a dovere, il dibattito sul nucleare prosegue anche in Italia tanto che potrebbe rappresentare il vero discrimen tra i programmi elettorali del centrodestra e del centrosinistra: «Tra i primi provvedimenti che adotteremo una volta andati al governo, c’è sicuramente il ritorno al nucleare» ha detto ieri a Radio Anch’io Silvio Berlusconi promettendo l’apertura della prima centrale nucleare entro il mandato (cioè in 5 anni) e l’abbandono dell’eolico.

Ovviament,e al di là dello smisurato ottimismo sui tempi, nessun cenno viene fatto riguardo ai problemi della sicurezza, o a quello dei rifiuti radioattivi, né tanto meno si ricorda che gli italiani nel 1987 abbiano espresso chiaramente il loro no al nucleare in un referendum. Nell’attesa di verificare se davvero il programma elettorale del partito dei popoli della libertà, la cui presentazione ufficiale è attesa per questo week-end, conterrà un così esplicito riferimento all’energia atomica, si sprecano da parte di attori più o meno interessati al nucleare gli elogi per questa tecnologia, la cui quarta generazione è ancora ben lungi da venire e non sarà disponibile prima di almeno una ventina d’anni.

Il presidente di Federacciai Giuseppe Pasini ne aveva invocato a gran voce il rilancio qualche giorno prima della pubblicazione del lavoro da parte del Sole 24 ore. Chiediamo oggi qual è il suo parere.
«Ho letto con interesse la pagina realizzata dal Sole 24 ore – spiega Pasini – E devo dire che per la prima volta anche sulle scorie si parla in modo abbastanza chiara, e nonostante tutto secondo me si evince come un po’ tutti i paesi, Cina ed India compresi, stiano comunque avvicinandosi al nucleare in maniera abbastanza sostenibile, dimostrando quanto questa scelta sia vantaggiosa o necessaria a fronte dei cambiamenti climatici».

Non mi sembra che sia così evidente questa sostenibilità del nucleare.
«Sostenibile nel senso che nei vari Paesi si stanno studiando differenti soluzioni per garantire l’isolamento delle scorie radioattive. Evidentemente quindi anche in Italia le localizzazioni le possiamo trovare, il nostro vero errore è stato quello di rinunciare a mettere le nostre scorie nel sito che era stato individuato a Scanzano».

Il fatto che i Paesi adottino strategie diverse significa che ancora non è stata trovata una soluzione ottimale e davvero sicura per isolare le scorie. Ma ammesso di trovare la soluzione, come suggerisce di individuare il o i siti di stoccaggio e convincere la popolazione?
«Lei adesso ha messo il dito nella piaga. In Italia vogliamo tutto e il contrario di tutto, così il nostro Paese non è stata messo nelle condizioni di poter localizzare le scorie, è un modo per dire di no al nucleare».

No al nucleare gli italiani lo hanno già detto nel 1987…
«Io non ho grandi soluzioni in mano, ma guardo i diversi paesi che ci stanno vicini, a partire dalla Francia. In qualche modo si sono dotati delle strutture per accogliere i rifiuti radioattivi, ed è altrettanto vero che sempre il Sole 24 ore riportava la notizia che lo stesso ministro Bersani stava individuando la soluzione di portare questi rifiuti all’estero».

Le scorie radioattive italiane vanno all’estero per essere riprocessate in impianti appositi, ma poi entro qualche anno devono tornare nel territorio nazionale e non si sa dove mettere neppure queste tonnellate di materiale radioattivo.
«È vero ritornano. Per questo il punto di partenza corretto per questa discussione sul nucleare deve essere lo smaltimento finale. Vedremo se le due coalizioni avranno il coraggio di parlare di nucleare, io me lo auspico, perché come hanno risolto altri Paesi così possiamo fare noi, trovando finalmente un’alternativa ai combustibili fossili. Poi capisco anch’io che oggi dire sì al nucleare significa andare contro una buona parte dell’opinione pubblica, ma qui tutte le coalizioni devono mettersi d’accordo condividendo il fatto che l’emergenza energetica non si risolve da una parte sola. Anche perché una sola centrale atomica sarebbe assolutamente ininfluente, dobbiamo pensare a realizzarne almeno 4 o 5».


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