[27/02/2008] Energia

Le bioenergie, il caro-cibo e i fertilizzanti

LIVORNO. Oggi il Sole 24 Ore rilancia l’allarme della Fao sull’aumento dei costi dei cereali e delle sue drammatiche ricadute sull’assistenza alle popolazioni colpite da calamità naturali o da conflitti, una questione della quale Greenreport parla da diverso tempo. Il Programma alimentare mondiale (Pam) avverte che l’aumento considerevole dei prezzi in America centrale potrebbe condurre ad una crisi alimentare: «I prezzi del grano e del mais sono pressoché raddoppiati l’anno scorso, ed il tempo cattivo a fatto salire il prezzo dei fagioli a livelli mai raggiunti – Spiega il Pam - Nelle zone rurali di El Salvador, l’apporto calorico medio di un pasto è intorno al 60% di quello che era nel maggio 2006», per questo l’agenzia dell’Onu, che ha sede a Roma, sta moltiplicando gli acquisti locali e si appella ai donatori internazionali perché contribuiscano a fargli recuperare la continua erosione del potere di acquisto di cereali e legumi.

Un allarme che non sembra aver trovato molto ascolto al Globe G8+5 terminato il 21 febbraio in Brasile, che ha anzi concluso che l’etanolo ed i biocarburanti potranno contribuire a mitigare il cambiamento climatico «se si rimuovono le barriere commerciali nelle economie sviluppate», ha detto il presidente della Banca mondiale Robert Zoellick, correndo in aiuto al governo brasiliano di Lula, sempre più criticato in questo campo.

Secondo Pamela Cox, vicepresidente dell’organismo financiero internacional para América Latina y el Caribe, in America latina ormai si dovrebbe puntare all’utilizzo del 5% delle terre fertili alle agro energie, per ottenere il 30% del carburante necessario a far muovere auto e camion.

Per il ministro dell’ambiente Brasiliano «Nei tre decenni trascorsi usando alcool-carburante o etanolo come sostituto della benzina o mischiato con essa, il Brasile ha evitato l’emissione di 600 milioni di tonnellate di CO2, il principale fattore di riscaldamento del clima terrestre. La riduzione di CO” ottenuta con la minore deforestazione amazzonica dei tre ultimi anni è stata di 500 milioni di tonnellate».

Marcos Jank, presidente dell’Unión de la Industria Cañera de São Paulo, che raccoglie più della metà della produzione di etanolo del Brasile, è andato oltre nella difesa della trasformazione di cibo in carburante: «In futuro questa coltura alimentare non si conoscerà più come “canna da zucchero”, ma come “canna da elettricità e da etanolo”. Però le notizie "sensazionaliste” ed opinioni ampiamente divulgate hanno distorto quella che può diventare una soluzione, sebbene parziale, al cambiamento climatico». Evidentemente Jank ora dovrà aggiungere ai “sensazionalisti” anche il Pam e il Sole 24 Ore. Per l’industriale brasiliano «abbondano le speculazioni che ignorano dati concreti, come l’efficienza energetica della canna, molto superiore a quella del mais e alla barbabietola».

Gli ambientalisti Brasiliani ribattono che l’espansione dell’etanolo minaccia l’Amazzonia, anche se la produttività è molto ridotta, visto che la canna da zucchero non si adatta all’umidità amazzonica, altre attività agricole sembrano ancora più pericolose: soia, mais, allevamento di bestiame.

Nonostante l’appoggio incondizionato della Banca mondiale al libero mercato dei biocombustibili
per sostituire tra il 15 e il 20% del petrolio, il Globe G8+5 si è mantenuto un po’ più prudente.

Pur approvando la liberalizzazione del mercato agro energetico, ha dovuto tener conto anche di perplessità come quelle dell’europarlamentare svedese Anders Wijkman che ha sottolineato che «fino a pochi anni fa l’etanolo appariva come la grande soluzione, però oggi si è convertito nel contrario, un’alternativa che non contribuirà per nulla alla mitigazione del cambiamento climatico».

Il documento iniziale proposto dal Brasile non è stato quindi approvato per le forti obiezioni di diversi Paesi Il G8+5 ha approvato un documento sui biocombustibili che include sei criteri di sostenibilità e la necessità di un sistema di certificazione perché etanolo e biodisel possano davvero contribuire alla lotta al cambiamento climatico, ma la raccomandazione votata è stata molto più fredda di quel che sperava Lula: riconosce al Brasile la leadership sui biocarburanti ma in realtà rinvia ogni decisione al vero summit del G8 che si terrà in Giappone a luglio.

Intanto un nuovo rapporto della Fao (Current world fertilizer trends and outlook to 2011/12) sembra in aperta contraddizione con l’aumento del costo dei prodotti agricoli, la carenza alimentare e la crescita delle coltivazioni bioenergetiche: prevede che la produzione mondiale di fertilizzanti nei prossimi 5 anni supererà la domanda e riuscirà a tenere il passo con la maggiore produzione alimentare e di biocombustili.

«L’aumento dei prezzi dei prodotti di base registrati in anni recenti ha portato ad un incremento della produzione e di conseguenza ad un maggiore utilizzo di fertilizzanti – spiega l’esperto Fao Jan Poulisse. - Questo ha determinato una rigidità del mercato ed un aumento dei prezzi dei fertilizzanti. Mentre da un lato si prevede che la domanda di prodotti alimentari di base, frutta e verdura, prodotti animali e coltivazioni per la produzione bioenergetica, rimanga con tutta probabilità forte, ci aspettiamo invece che l’offerta di fertilizzanti cresca abbastanza per soddisfare il maggiore consumo».

Il rapporto stima che la disponibilità mondiale di nutrienti di azoto, fosfato e potassio crescerà di circa 34 milioni di tonnellate, un incremento annuale del 3% tra il 2007/2008 e il 2011/12, più che sufficiente per coprire l’aumento della domanda annuale dell’1,9. La produzione mondiale passerà dagli attuali 206.5 milioni di tonnellate a 241 milioni di tonnellate, mentre la domanda salirà “solo” a 216 milioni.

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