[26/02/2008] Parchi

Avvelenamenti animali, fenomeno ancora preoccupante nell´aretino

AREZZO. Rimane preoccupante il fenomeno degli avvelenamenti di animali in provincia di Arezzo nonostante il leggero calo dell’ultimo anno. Questo in estrema sintesi è il segnale che emerge dai dati relativi agli avvelenamenti da esche illustrati dall’Assessore provinciale alla caccia Roberto Vasai e dal Segretario generale della stessa amministrazione Gabriele Chianucci.

Il calo in ogni modo rispetto al 2006 è molto lieve: 82 i casi accertati di avvelenamento nel territorio provinciale nel 2007, a fronte degli 85 dell’anno precedente, inoltre «Dobbiamo però precisare che il problema è sicuramente molto più grave di quanto non ci dicano questi numeri perché sono molti i casi che non vengono denunciati dai cittadini o dai veterinari – ha dichiarato Chianucci -. La provincia è il punto di raccordo dei dati sugli avvelenamenti perché ha poi il compito di procedere alle tabellazioni delle zone nelle quali il fenomeno è più diffuso ed è quindi importante per noi avere la collaborazione di tutti nella raccolta delle informazioni». Nel corso del 2007 sono state tabellate quattro aree: quella della Chiassa Superiore nel comune di Arezzo, quelle di Lama e Faeta nel comune di caprese Michelangelo e quella di Casale, nel comune di Chiusi della Verna. Sono i cani a subire le conseguenze più gravi (49 casi) di questa abitudine barbara seguiti dai gatti (21 casi). La maggior parte degli episodi è avvenuta in area boschiva, ma non mancano avvelenamenti rilevati in area urbana o in giardini privati mirati a colpire animali domestici.

«Si tratta di fatti gravi, che rappresentano anche un reato penale per chi se ne rende protagonista - ha precisato l’assessore provinciale Vasai- I veleni utilizzati sono molto pericolosi, compreso per chi li maneggia, e possono quindi rappresentare una minaccia anche per le persone, soprattutto bambini in aree come i parchi pubblici ed i giardini. Invitiamo quindi tutti alla massima collaborazione nel segnalare questi episodi alla provincia- conclude Vasai - in modo da rendere sempre più efficace il nostro lavoro di prevenzione».

I motivi dello spargimento nell’ambiente di questi veleni sono sempre gli stessi: cercare di limitare la fauna selvatica (volpi e lupi ad esempio), ma in Valtiberina veleni sono usati anche contro cani da tartufo, e in altre aree perfino contro piccioni e colombe. Analisi sulla filiera delle vendite di certi prodotti, inasprimento delle pene e risorse per un maggior controllo del territorio ai fini di aumentare la possibilità di cogliere sul fatto questi delinquenti, sono le strade da percorrere almeno per limitare il fenomeno.

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