[26/02/2008] Energia

Per i cinesi il petrolio non puzza nemmeno in Darfur

LIVORNO. Nella capitale sudanese Khartoum è arrivato un grande amico del regime sotto accusa per la guerra civile in Dharfur e per il suo passato (?) appoggio a Osama Bin Laden ed ai suoi accoliti. Il Sudan è ancora considerato uno stato “canaglia”, almeno dal punto di vista umanitario, ma questo non scuote Liu Guijin (Nella foto) l’inviato speciale della Cina per il Darfur che ha respinto ogni accusa al governo di Pechino per la sua collaborazione con il regime islamico del grande paese Africano scosso da guerriglie attive ad occidente e sopite a sud.

Più che i profughi a Liu è parso interessare il petrolio, tanto che invece di recarsi subito in Darfur ha visitato una grande raffineria a 70 km a nord di Khartoum, dove si è intrattenuto anche con i giornalisti. «Dopo la mia nomina nel maggio 2007 – ha detto l’alto funzionario cinese – la domanda più frequentemente postami dai giornalisti e dalle Ong occidentali riguarda la cooperazione della Cina con il Sudan nel settore del petrolio. E’ completamente sofisticato criticare il governo cinese per la sua cooperazione con il Sudan in questo settore. Grazie alla cooperazione amicale tra i due Paesi nel settore petrolifero, il Sudan è diventato il solo Paese africano a beneficiare di un tasso elevato di crescita economica, vicino all’11% l´anno scorso e del 9% nel 2006. La cooperazione sino-sudanese nel settore petrolifero ha anche permesso al Sudan di diventare un esportatore di petrolio. Questa cooperazione è benefica per il Sudan ed il suo sviluppo economico. Questa è anche una cooperazione mutualmente benefica. La cooperazione sino-sudanese nel settore petrolifero è trasparente – ha concluso Liu – ciò non esclude che altri Paesi possano investire in Sudan in questo settore».

Liu naturalmente omette di dire che il settore petrolifero in Sudan è rimasto bloccato per decenni da una feroce guerra che ha visto opposti i governi islamisti ai ribelli animisti e cristiani nel sud del Paese e che oggi i Paesi occidentali si vergognano (ma non troppo) ad investire in Sudan a causa dalla tragedia del Darfur. Cosa che non fa il rappresentante speciale del governo cinese che ha consegnato un bel pacchetto di Yuans per aiuti umanitari al governo di Khartum, accusato da più parti di fomentare la guerra civile in Dharfur armando le milizie arabe janjaweed colpevoli di molti degli oltre 70 mila uccisi nella guerra civile per impedire l’autonomia della regione e per appropriarsi delle terre dei “neri”, e fortemente sospettato di aver esteso il conflitto al Ciad con il recente tentativo di colpo di Stato.

Nel corso della cerimonia di consegna di 20 milioni di Yans (2,8 milioni di dollari) Liu ha detto: «Il nostro governo prepara un nuovo budget e più aiuti umanitari saranno forniti. Vogliamo giustamente inviare un segnale al popolo del Sudan, che il popolo cinese ed il suo governo simpatizzano con la gente del Darfur. La Cina è solidale con il governo di unità Sudanese nei suoi sforzi per aiutare il popolo del Darfur». Peccato che le Ong umanitarie e la stessa Onu abbiano più volte accusato il governo di Khartoum di ostacolare l’arrivo degli aiuti e le guerriglia filogovernativa di assaltare i convogli.

C’è da scommettere che però sono giunti a destinazione i 5 carichi di aiuti cinesi per un valore di 11 milioni di dollari: «Malgrado gli ostacoli al trasporto nel Darfur – spiega Liu – l’essenziale dell’aiuto umanitario è già stato distribuito ai campi dei rifugiati interni». Rimane da stabilire se lo hanno ricevuto gli aggrediti o gli aggressori.

Intanto la Cina annuncia che le sue imprese hanno già investito 50 milioni di dollari in progetti di sviluppo in Darfour, soprattutto riguardanti lo stoccaggio dell’acqua, «grazie ai quali le famiglie nei campi profughi e le forze di mantenimento della pace della forza ibrida Onu-Unione africana potranno bere acqua pulita».
E Liu tranquillizza ulteriormente il sensibilissimo governo del Sudan: «Non abbiamo mai messo ne metteremo mai delle condizioni politiche a questo aiuto ed ai progetti di sviluppo perché pensiamo che l´aiuto deve essere utile alle genti, che non hanno obiettivi politici e che non ci devono servire a farci valere sulla scena internazionale».

Al ministro Sudanese agli affari umanitari, Harun Run Liwal, non è restato altro che firmare l’accordo ed esprimere la «riconoscenza del mio governo e del mio popolo per l’aiuto umanitario incondizionato della Cina». Un aiuto forse incondizionato, ma non certo petrolificamente disinteressato.


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