[25/02/2008] Comunicati

Arpat: più compiti e responsabilità, ma il personale è in agitazione

FIRENZE. C’è subbuglio tra i lavoratori Arpat, almeno a leggere quanto scrivono le Rsu che ieri si sono riunite in un’assemblea che si è conclusa indicendo «lo stato di agitazione di tutto il personale che si limiterà allo svolgimento delle sole attività routinarie». I motivi della decisione sono ricondotti al fatto che non vi sarebbe un rimpiazzo adeguato per chi va in pensione, che i servizi sono affidati a personale con minore esperienza e meno professionalizzato del precedente, e che la riorganizzazione in atto sta portando a un costante depauperamento professionale.
Una situazione che mal si concilia con la realtà attuale in cui – anche per effetto di una cresciuta sensibilità- ci sarebbe invece bisogno di maggiori controlli e di uno stato di salute ottimale dell’agenzia per la protezione ambientale.

Cosa sta succedendo? Lo abbiamo chiesto alla direttrice dell’Arpat, Sonia Cantoni.
«E’ in corso un piano di revisione organizzativa, strutturale e funzionale di Arpat, processo che trova fondamento nelle valutazioni che emergono dal consuntivo 2006 dell’Agenzia, nel quale si documentano due aspetti di criticità per la gestione: l’ insufficienza di risorse certe da destinare al suo finanziamento in relazione alle attività svolte, nonché una tendenza alla diminuzione delle stesse attività».

Ma non è contraddittorio che a fronte di una aumentata sensibilità ai temi ambientali, si riducano le attività dell’Agenzia?
«Tale diminuzione trae certamente origine da fattori esterni, quali una forte incertezza normativa dovuta alle note vicende del Testo Unico Ambientale ma anche dalla impossibilità di garantire le risorse necessarie ad una erogazione diffusa di prestazioni (sia di supporto che direttamente connesse alle attività primarie). Il lavoro intrapreso con il Piano di revisione, vuole dunque rispondere proprio all’esigenza pressante di individuare nuove forme organizzative, che meglio possano accompagnare lo sviluppo strategico dell’Agenzia nel medio termine, in un contesto sociale, normativo ed economico in rapida evoluzione, caratterizzato da una crescita della domanda di prevenzione e tutela ambientale, a fronte della limitazione delle risorse finanziarie a disposizione che caratterizza la Pubblica amministrazione nel nostro paese».

E come si fa a garantire i controlli con risorse scarse?
«La necessità di recupero economico, di aggiornamento della dotazione organica agenziale, una domanda crescente sia da parte delle istituzioni che dei cittadini, di monitoraggio, analisi, prevenzione, presidio e controllo ambientali, informazione, educazione e formazione, di integrazione tra ambiente e salute, la forte consapevolezza della necessità di usare in modo sobrio, misurato e razionale le risorse pubbliche a disposizione, tutte queste necessità impongono all’Agenzia l’adozione di una strategia di riposizionamento istituzionale e “competitivo”, orientata per logica operativa a criteri imprenditoriali e, per dimensione etica, ai valori collettivi di salvaguardia e tutela ambientale propri della missione pubblica. Una nuova vision di Agenzia dovrà scaturire dalla coerente ed armonica “pesatura” e combinazione di questo insieme di fattori, sostenuta da una robusta azione per rendere più efficienti processi e attività, da una politica di valorizzazione delle risorse umane strettamente agganciata agli obiettivi di produttività, da una diversa valorizzazione economica dell’offerta attuale e prospettica dei servizi».

Nel frattempo però vi sono forti agitazioni interne, come pensate di riorganizzare la struttura?
«Nuove soluzioni organizzative si renderanno necessarie e dovranno essere coerenti con le scelte strategiche, adeguate a sostenere ed accompagnare i processi di cambiamento proposti. Sono già attivi gruppi di lavoro interni che hanno operato per il Piano di revisione, altri gruppi di lavoro per migliorare gli standard gestionali e l’impiego delle risorse. E’ opportuno, in questo contesto, rilevare la stringente necessità di accelerare un intervento già in atto, di progressiva integrazione e specializzazione sul sistema dei laboratori, dove maggiore è la sofferenza degli operatori e degli utenti e rispetto al quale, non a caso, sta operando contemporaneamente un gruppo di lavoro per l’integrazione dei sistemi laboratoristici di Arpat, di Sanità pubblica e dell’Istituto Zooprofilattico, fortemente voluto dagli Assessorati e dalle Direzioni regionali Salute e Ambiente per superare la frammentazione delle prestazioni laboratoristiche nel campo della prevenzione e della protezione ambientale. Le soluzioni "in diminuzione" che vengono considerate sono di riduzione delle strutture (fisiche o organizzative), non delle competenze né delle funzioni, ancora meno delle prestazioni rese.
Arpat è quindi nella fase di definizione del modello organizzativo, che possa realizzare al meglio gli obiettivi di miglioramento delle funzioni che costituiscono obiettivo di Piano, sui cui abbiamo svolto una continua attività di informazione alle organizzazioni sindacali e Rsu aziendale, rispetto a direttive, analisi, modalità ed esiti delle attività dei gruppi di lavoro, cui seguirà la necessaria fase di concertazione e contrattazione».

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