[22/02/2008] Consumo

Salvare i semi nel freddo delle Svalbard o al caldo del sud francese?

LIVORNO. Nelle fredde Svalbard e lontane Isole norvegesi dell’Artico, sta per essere inaugurato il Seed Vault, una “cassaforte” a mondiale per i semi scavata nel cuore della montagna che domina la cittadina di Longyearbyen. I primi contenitori con un centinaio di milioni di semi, circa 12 tonnellate, verranno ingoiate dai tunnel per essere congelati e conservati, per essere pronti all’uso in caso di necessità. Si tratta però di quelli che gli specialisti chiamano orthodox seeds, cioè i semi che possono essere essiccati e conservati senza danni a basse temperature, ma i semi che non possono essere conservati essiccati non troveranno posto nel gelo delle Svalbard.

Per alcune piante la salvezza potrebbe arrivare dalla ben più soleggiata Francia.

Poche centinaia di campioni di banani e plantains dell’ International Musa Germplasm Collection, gestito da Bioversity International con il supporto del governo del Belgio, sono stati consegnati in tutta sicurezza dall’International transit centre (Itc) alla Katholieke Universiteit di Leuven in Belgio all’Istituto francese di ricerca per lo sviluppo (Ird) di Monpellier in Francia.

La cassaforte dell’Ird è in realtà una grande vasca con azoto liquido a meno 196 gradi e consente lo stesso standard di sicurezza delle Svalbard. Se dovesse succedere a qualche disastro ambientale a Leuven, come il tifone che ha danneggiato l riso delle filippine come

«E’ uno specchio della biodiversità delle colture – dice Emile Frison, il direttore di Biodiversiy International che collabora con il Global Crop Diversity Trust per garantire banche di biodiversità agricola – Proprio come l’umanità ha bisogno di diverse varietà di colture diverse, così le diverse colture hanno bisogno di diversi tipi stoccaggio a lungo termine.

Banane, noci di cocco, cassava, yam, patate, patate dolci e taro sono di vitale importanza per l’alimentazione umana e per questo bisogna conservare semi e tessuti nelle banche genetiche, ma i metodi di conservazione sono molto costosi e per questo gli scienziati stanno lavorando a nuovi protocolli per la crioconservazione e lo stoccaggio a lungo termine a temperature molto basse.

«I duplicati sono in sicurezza all’università di Leuven in Belgio - spiega Frison – Ma poiché la raccolta primaria di banane è già lì, abbiamo dovuto mettere in sicurezza i duplicati anche da qualche altra parte.

«Abbiamo scelto l’Ird per la sua black box di raccolta e per la loro esperienza scientifica nella conservazione - dice Rony Swennen, Honorary Research Fellow di Bioversity e direttore dell’Itc – I ricercatori Ird hanno dato un importante contributo alla crioconservazione lavorando su molti campioni di ogni varietà che deve essere conservata . Non c’è alcuna garanzia che un pezzo di tessuto scongelato possa rigenerarsi in una pianta pienamente efficiente, Gli scienziati dell’Ird hanno risolto questo problema sviluppando un metodo per calcolare iol numero di campioni necessari per garantire il 95% di possibilità che almeno uno di loro produrrà una pianta».

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