[21/02/2008] Aria

Quanto costano i servizi eco-sistemici e la lotta al cambiamento climatico?

LIVORNO. Probabilmente, dopo lo scambio di quote di CO2, bisognerà introdurre nuovi meccanismi di mercato per dare valore all’azione naturale delle foreste e di altri ecosistemi nell’eliminazione del carbonio, per la salvaguardia delle risorse idriche, per la conservazione della biodiversità e la salvaguardia dei metodi tradizionali di sussistenza.

Alcuni Paesi e comunità stanno già raggiungendo buoni risultati attraverso il mercato volontario e trovando acquirenti non più solo interessati alla CO2.

L’”Unep Yar Book” cita il caso del Grupo Ecológico Sierra Gorda e dell’Ong Bosque Sustentable del Messico che nel 2006 hanno venduto un terreno alla Fondazione dell’Onu che voleva ridurre la sua impronta di carbonio attraverso un progetto che permettesse anche di ridurre la povertà.

Una iniziativa simile è stata presa dall’associazione inglese World Land Trust, che venderà la Sierra Gorda Carbon e le relative compensazioni ambientali ad un gruppo di acquirenti europei. Lo stesso sta accadendo in Tanzania, dove il governo olandese finanzia il progetto “Kyoto: Pensare globalmente, agire localmente” che prevede la formazione di operatori locali per utilizzare ui sistemi di informazione geografica per aiutare le comunità forestali locali a stimare la quantità di CO2 sequestrate dagli alberi. Si calcola che ogni foresta dei villaggi utilizzi 1300 tonnellate di CO” all’anno, che sul mercato delle quote di carbonio, rappresenterebbero 6.500 dollari per ogni villaggio, sommando il valore aggiunto di acqua e conservazione della biodiversità, le entrate potrebbero essere ancora maggiori, un piccolo patrimonio in un Paese povero come la Tanzania.

Sul finire del 2007 la Banca mondiale aveva lanciato la "Forest Carbon Partnership Facility" per la salvaguardia delle foreste ed evitare il 20% di emissioni di gas serra che si stimano provenire a livello mondiale dalla deforestazione. Alla conferenza di Bali sul clima, la Norvegia annunciò un finanziamento di 2,7 miliardi di dollari per la riduzione delle emissioni da disboscamento ed il degrado.

Secondo l’Unep «alcuni meccanismi di mercato creativi stanno ugualmente emergendo per provare ad adattarsi ai cambiamenti climatici. I fenomeni meteorologici estremi aumentano e sono suscettibili di diventare più frequenti in un mondo con un clima mutato. Pertanto, un gran numero di persone a rischio hanno scarso accesso al mercato formale delle assicurazioni».

Uno studio di Munich Re, uno dei leaders mondiali delle assicurazioni afferma che la copertura di uragani, tempeste e inondazioni nei Paesi in via di sviluppo è praticamente inesistente.

Secondo l’Unep «Sui 2,5 miliardi di persone nel mondo che hanno meno di due dollari al giorno a loro disposizione, è stato stimato che solo 10 milioni sono in grado di acquistare un’assicurazione».

In africa sono in corso progetti pilota che danno un sussidio agli agricoltori quando le precipitazioni scendono al di sotto del livello cruciale.

Il Programma alimentare mondiale dell’Onu ha stabilito un accordo con le assicurazioni Axa per sviluppare prodotti climatici derivati che risarciscono I contadini dell’Etiopia in caso di grave siccità. Swiss Re, aderente all’iniziativa finanziaria dell’Unep, ha lanciato un programma di sviluppo per l’adattamento climatico che dovrebbe fornire una protezione finanziaria ad un massimo di 400 mila persone in 10 Paesi africani colpiti dalla siccità.

“Unep Year Book” sottolinea che «Perché il nuovo sviluppo raggiunga la vastità e la portata necessaria, i governi devono giocare un ruolo più grande di stimolazione e facilitazione» e chiude proponendo alcune misure: .

La soppressione delle sovvenzioni sui combustibili fossili potrebbero ridurre le emissioni di C02 dal 5 al 6% ogni anno. Attualmente le sovvenzioni ai combustibili fossili sono di 200 miliardi di dollari all’anno, contro un sostegno alle tecnologie a basse emissioni di carbonio stimate in 33 miliardi di dollari all’anno.

Incoraggiare la ricerca e lo sviluppo, visto che l’Agenzia internazionale stima che le innovazioni nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio, come le energie rinnovabili e il risparmio energetico, sono diminuite del 50% tra il 1980 e il 2004.

Per raggiungere l’obiettivo di stabilizzazione della C02 a 550 parti per milione, il sostegno all’innovazione deve aumentare da 30 a 90 miliardi di dollari entro il 2015 e a 160 miliardi entro il 2025.

Aumentare gli obiettivi globali di miglioramento del rendimento energetico del 2,5% all’anno, attraverso politiche e regole sulla costruzione e l’uso sostenibile delle abitazioni, con sanzioni per I trasgressori e politiche che favoriscano il trasporto pubblico e norme minimali internazionali per l’industria delle apparecchiature per uso familiare. Favorire l’efficienza energetica e migliorare il risparmio di energia nelle centrali elettriche esistenti e nelle reti di erogazione dell’elettricità.

Le politiche per lo sviluppo delle energie rinnovabili devono «garantire un prezzo fisso per ogni unità di produzione di elettricità rinnovabile; le regole che stimolino l’accesso alla rete; incoraggiare la seconda generazione di biocarburanti e quel che riguarda altri impedimenti, compresa la localizzazione delle risorse»

Le agenzie governative e I fornitori di finanziamenti devono sviluppare e espandere nuove forme di programmi di credito per aiutare i consumatori ad acquistare tecnologie e sistemi di attenuazione climatica.

Una particolare attenzione va rivolta alle piccolo e medie imprese ed a nuove soluzioni e regole finanziarie rispondenti alla mancanza di finanziamenti locali nelle economie meno sviluppate, in particolare per creare infrastrutture a basse emissioni di CO2.

Per adattarsi al cambiamento climatico è necessario un aiuto pubblico per mobilitare finanziamenti provenienti da meccanismi di mercato ancora “giovani”, ma le istituzioni devono anche approvare regole per limitare la vulnerabilità dei nuovi investimenti ed infrastrutture, come ad esempio la proibizione di costruire in are sottoposte ad inondazioni, aumentare la resilienza delle popolazioni locali agli effetto del clima, combattere la povertà, stimolare nuove entrate economiche ed aumentare le competenze di base.


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