[21/02/2008] Rifiuti

«Pecoraro Scanio? Il promotore dell´affare Bagnoli-Piombino»

LIVORNO. Ho sinceramente apprezzato i contenuti dell’intervista che il ministro dell’Ambiente ha rilasciato sul Manifesto di oggi. Per tutti coloro che in questi mesi hanno seguito con viva preoccupazione l´affaire del trasporto a Piombino dei rifiuti industriali di Bagnoli, Pecoraro Scanio non è affatto l´uomo del no. Egli è apparso anzi il principale artefice di un´operazione pensata in deroga a ogni buon criterio di politica ambientale (bonifica in situ, contenimento energetico, buon uso del denaro pubblico, ecc.), colui che insieme a Bassolino, al sindaco di Piombino, e da ultimo con la benedizione del ministro Bersani, ha voluto chiudere in fretta e furia una partita molto costosa, rischiosa, border line per quanto riguarda il rispetto delle leggi e comunque di dubbia attuazione.

Giustamente egli denuncia la gravità di quanto contenuto nel programma del Partito Democratico, che vorrebbe ridurre ancora i tempi per la valutazione di impatto ambientale. In effetti, il primo dei 12 punti presentati da Veltroni è un oltraggio all’ambiente in nome di una modernizzazione sorda alle problematiche del rapporto tra uomo e natura. Ci sarebbe, al contrario, bisogno di una maggiore valutazione ambientale: non solo con una regolare adozione della Via per i progetti, ma ancor più con una estesa applicazione della valutazione strategica (Vas) agli atti di programmazione e di governo del territorio.

Dunque ben vengano le parole di Alfonso Pecoraro Scanio. Non è mai troppo tardi. Ma l’accordo di Programma Bagnoli-Piombino risponde più alla visione del Pd che a quella che emerge dall’intervista rilasciata dal ministro: trasferimento di rifiuti inquinati su lunghe distanze, sperpero di risorse pubbliche, elusione delle procedure ordinarie di progettazione e di autorizzazione, aggravio di una situazione ambientalmente già compromessa come quella di Piombino, disprezzo delle forme elementari di democrazia e di partecipazione (il Comune di Piombino ha perfino negato un referendum consultivo e i consigli comunali di Napoli e Piombino non ha mai approvato una vera delibera in merito, al massimo solo generici ‘ordini del giorno’).

Più che al fare, l’operazione ‘fanghi di Bagnoli’ sembra somigliare all’affare, per riprendere le parole dello stesso ministro. Non dimentichiamo il ruolo svolto da Sviluppo Italia nell’ideazione e nella progettazione dell’intera operazione, né l’improvvisa conversione della Port Autority di Napoli, che aveva bisogno come il pane dei rifiuti bonificati della colmata per colmare le vasche di espansione della Darsena napoletana, come del resto prevedeva già un vecchio accordo del 2003.

Tanto che ancora oggi resta inevasa una semplice domanda, formulata fin dall’inizio dal Comitato No fanghi e da quanti si sono mobilitati in questi mesi per opporsi all’operazione: chi ci guadagna? Una risposta altrettanto semplice non è ancora arrivata.

Non è mai troppo tardi, dicevo. Il ministro, finché è in tempo, ritorni sui suoi passi, applichi i principi dichiarati nell’intervista e blocchi subito l’accordo di programma per il trasferimento a Piombino della colmata di Bagnoli e dei sedimenti marini antistanti. Questa operazione, costosa e dannosa, è uno schiaffo non solo alla Toscana, ma anche alla Campania, afflitta dalla ben più impellente questione dei rifiuti. La campagna elettorale che si apre può essere una buona occasione per vedere chi realmente vuole mettere l’ambiente al centro dei programmi e delle politiche pubbliche.

* Forum della democrazia

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