[20/02/2008] Rifiuti

Acquisti verdi e obblighi di legge: perché non sempre volere è potere

FIRENZE. Riconosco a greenreport la coerenza di una costante battaglia per l’affermazione di una cultura ecologista. Proprio per questo mi dispiace che non riconosca non tanto il merito della mia iniziativa emendativa alla legge regionale sugli appalti, quanto la portata delle modifiche introdotte al testo con l’obbligatorietà per la regione di un approvvigionamento almeno al 30% annuo dei beni nel mercato dei prodotti realizzati con materiali di recupero.

Si cita l’articolo 4 delle vigenti norme in materia di rifiuti (LR 25/98 e successive modificazioni ed integrazioni). Dove, però, il reperimento del 30% per l’approvvigionamento di carta e cartone e del 40% dei manufatti in plastica in tale mercato, per Regione, Province e Comuni ed altri soggetti sottoposti alla loro vigilanza non è esplicitato in obbligo, ma sotto la formula ambigua di un generico “essere tenuti”. Che, a livello giuridico, vuol dire tutto e niente.

Più facile niente. Una previsione introdotta dal legislatore regionale nel 2002, in sostituzione della precedente formulazione che obbligava – lì davvero - al reperimento al 40% del fabbisogno di carta e cartone nell’ambito del materiale riciclato e recuperato. Evidentemente per la manifesta diffusa inadempienza al dettato legislativo. Ovvio che dove non sussiste obbligo non può esservi sanzione.

Evitiamo, però, di dirimere la questione sotto il profilo meramente giuridico. Conta, a mio avviso, che con le modifiche apportate alla legge sugli appalti un organismo serio e operativo come l’Osservatorio abbia il compito di monitorare il rispetto delle norme e delle disposizioni vigenti in materia di utilizzo di beni prodotti con materiali riciclati. E di assumere atti di indirizzo nei confronti della Regione per il rispetto dei detti obblighi.

Conta, inoltre, che nel programma degli acquisti annualmente la Regione debba esplicitare il rispetto di un vincolo a quelli “verdi”, dando motivazioni tecniche alla sua eventuale disattenzione. Francamente non mi pare un passo indietro rispetto al passato. Anche in ragione della loro compatibilità con le norme sovraordinate in materia di concorrenza e di libero mercato. Norme, si sa, spesso predominanti rispetto anche alle migliori intenzioni ambientaliste.

Se greenreport volesse, magari con una propria inchiesta, verificare il rispetto, da parte dei soggetti “tenuti”, delle percentuali di acquisti verdi in Toscana, e delle eventuali sanzioni loro comminate per le inadempienze, credo che potrebbe facilmente verificare l’esattezza delle mie affermazioni.

* Pier Paolo Tognocchi è consigliere regionale Pd

L´inchiesta l´abbiamo già fatta con risultati ampiamente probanti la veridicità delle affermazioni sul comportamento delle amministrazioni (quella regionale compresa). La questione sollevata da greenreport non è di lana caprina se su una stessa legge regionale (la 61/07), presumibilmente votata anche da Tognocchi visto che ha avuto quasi l´unanimità, vi sono (almeno) due interpretazioni: la sua e quella dell´assessore "al ramo", tra l´altro dello stesso partito.

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