[20/02/2008] Trasporti

Tramvia fiorentina, ora partecipiamo almeno la pedonalizzazione di piazza Duomo

FIRENZE. Che cosa avrà voluto dire l’elettorato di Firenze con un risultato che dà una maggioranza minima ai contrari alla tramvia ma li tiene molto lontani dal quorum necessario per ottenere un significativo risultato politico, prima ancora di quello formale di far ridiscutere in Consiglio comunale le delibere contestate? E’ utile cercare di interpretare i risultati per dare risposte che non siano solo quella più ovvia che i lavori vanno avanti dal momento che gli elettori hanno invalidato il referendum.

E’ un’attenzione che le autorità cittadine devono per rispetto agli elettori che non sono andati a votare e a quelli che lo hanno fatto, perché con questo risultato sono stati mandati alcuni segnali non ambigui.

Infatti i primi segnalano: che partecipazione è mai quella che arriva dopo la decisione, gli appalti, le concessioni, e un prima parte dell’opera realizzata, ecc.; una partecipazione che, se esprimente un rifiuto netto al tram, oltre a dare un segnale di conservatorismo, avrebbe comportato un disastroso spreco di denaro pubblico in una città da decenni immobile dal punto degli investimenti finalizzati al bene collettivo. Da qui il mancato raggiungimento del quorum di ben l’11% e un segnale chiaro di sfiducia ai promotori del referendum e non all’istituto del referendum come qualcuno ha azzardato.

E’significativo il fatto che nel quartiere 1, centro storico (quello interessato più direttamente dalla disputa sul passaggio del tram da piazza del Duomo), si sia avuta la seconda percentuale più bassa di partecipazione: 36,52% (media cittadina del 39,36%).

I secondi, dando consenso, ma con poco più dell’1%, ai quesiti referendari (io ho votato No in modo convinto a quei quesiti che proponevano l’abrogazione del progetto), segnalano che tutto il progetto e la sua implementazione, dal punto di vista della partecipazione, è stato gestito male. E hanno mandato a dire alla Giunta comunale che sono scontenti del modo di trattare cose così importanti e il disagio per cantieri subiti anche se necessari (segnale per altri già aperti o che si apriranno, si pensi alla TAV).

Il sindaco ha fatto ricorso, a ragione, al confronto con altre città europee per progetti e realizzazioni tramviarie simili, ma ha taciuto sui modelli partecipativi europei che consentono ai cittadini di concorrere ai processi decisionali in modo proceduralizzato e certo, verificabile, con assunzione attiva di responsabilità nel contribuire a definire i progetti –fin dall’inizio-, con una informazione capillare alla comunità, sul problema, le soluzioni proposte e i tempi entro cui decidere.

C’è un terzo segnale che credo venga da questo risultato: che il passaggio della tramvia da piazza Duomo ha significato solo se si pedonalizza veramente il centro storico e se dal Duomo autobus e mezzi privati cesseranno di passare. Siccome questo non sta scritto nelle delibere contestate, la Giunta comunale farà bene a stabilirlo e procedurarizzarlo in modo partecipato, chiaro e rapido, confrontandosi con i cittadini sul perché e come farlo. Ecco cosa fare se si vuole realizzare un processo partecipativo serio per un’opera necessaria e non facendo finta che il referendum non ci sia stato; si è ancora in tempo e non sarebbe un segno di debolezza, anzi.

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