[18/02/2008] Parchi

Sammuri: «Poca attenzione alla salvaguardia della biodiversità»

FIRENZE. A causa della ridotta antropizzazione della zona, il parco della Maremma ha dovuto affrontare solo in parte, nel corso della sua storia, le peripezie che hanno invece ostacolato la gestione di altre aree protette regionali, situate in comprensori (è il caso dell’isola d’Elba) dove la maggiore presenza umana, lo sfruttamento delle risorse e l’offerta turistica costituivano (e costituiscono tuttora) fattori limitanti alla possibile protezione del territorio. Nell’ambito del nostro giro di consultazioni degli amministratori delle aree protette toscane, che possa anche dare un contributo alla nuova legge toscana sui parchi, abbiamo intervistato Giampiero Sammuri, presidente del parco della Maremma e della sezione toscana di Federparchi.

Nel dibattito di questi mesi in Toscana, ritiene che il tema dei parchi e delle aree protette abbia avuto il rilievo adeguato? Non le pare che i tre parchi nazionali e i tre regionali (oltre alle Anpil e alle aree protette provinciali) avrebbero meritato una maggiore attenzione e valorizzazione?
«Per quanto riguarda l’aspetto economico direi che le politiche regionali hanno dato abbastanza attenzione alle aree protette: la Regione Toscana ha infatti mantenuto un trend costante di aumento dei finanziamenti. In altre regioni si sono avuti tagli, soprattutto per quanto riguarda il sostegno ai parchi nazionali: l’unica regione che negli ultimi tempi ha aumentato i fondi per le aree protette è stata, appunto, la Toscana».

«A parte gli aspetti finanziari, devo dire che mi aspetto una maggiore attenzione riguardo alla salvaguardia della biodiversità. E vanno incrementate le politiche di sistema integrato con l’agricoltura» (di cui un buon esempio è il nuovo centro per la tutela della biodiversità, che verrà realizzato proprio nel parco della Maremma all’interno di un’azienda agricola, ndr). «Ma ribadisco che ci troviamo in una situazione di eccellenza rispetto alle altre regioni».

Da tempo – prima con l’assessore Artusa poi con il nuovo assessore Betti – si parla di una nuova legge toscana sui parchi. Ritiene che essa possa servire? E soprattutto, a cosa deve puntare?
«La nuova legge deve puntare anzitutto a rendere più snello il lavoro dei parchi, nella direzione di una tutela fattiva della biodiversità che possa passare anche attraverso una collaborazione con i privati. E a mio parere occorre anche definire meglio quale debba essere il ruolo di alcune aree, come ad esempio le Anpil. Un ruolo che per ora è piuttosto ibrido, indefinito. Devo comunque dire che, pur risalendo a 13 anni fa, la legge regionale sulle aree protette gode di un impianto tuttora valido. E’ una buona legge».

Come giudica l’impegno e la presenza dei parchi e delle aree protette Toscane, specialmente in riferimento alle complesse vicende ambientali, ma anche al quadro nazionale?
«L’impegno delle aree protette della regione è stato notevole, sia per quanto riguarda la tutela della biodiversità che per quanto riguarda i flussi turistici, che sono in costante aumento (attualmente in Maremma giungono ogni anno circa 80.000 turisti paganti). Il principale problema dei parchi nazionali toscani è stato il commissariamento: sia il parco dell’Arcipelago, sia il parco dell’Appennino tosco-emiliano, sia il parco delle Foreste casentinesi sono stati commissariati, e sono ripartiti solo negli ultimi anni. Tutti e tre hanno avuto – e potranno avere in futuro – un ruolo di eccellenza: ma a causa del commissariamento molto di quel che era stato fatto in passato è stato vanificato».


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