[18/02/2008] Comunicati

Il generale inverno fa strage in Afghanistan

LIVORNO. Mentre il Pakistan vota in elezioni insanguinate e per le strade di Kabul e nelle montagne e nei villaggi di fango dell’Afghanistan i Talebani avanzano e colpiscono sempre più duramente anche i nostri soldati, sta passando praticamente inosservata una vera e propria strage lontana dagli occhi degli eserciti occidentali che da anni occupano il Paese con l’obiettivo dichiarato di portare sicurezza, progresso e pace.

Secondo Noor Padshah Kohistani, portavoce del dipartimento per la gestione della catastrofi dell’Afghanista, l’inverno più rigido da molti decenni a questa parte, accompagnato da forti tempeste di neve, ha già ucciso almeno 926 persone da dicembre ad oggi. 129 afghani sono morti di freddo solo negli ultimi 5 giorni, ma la situazione potrebbe essere molto peggiore: centinaia di località sono isolate e molte strade bloccate dalle valanghe alle quali si aggiunge l’onnipresente guerriglia islamica. Il freddo ha fatto strage anche di 315.000 capi di bestiame.

La situazione è critica in 17 delle 34 province afghane e quella di Herat ha il triste record di morti di freddo. Secondo la televisione locale, gli ospedali sono affollati di persone che soffrono di congelamento e i medici, privi quasi sempre di medicinali e strumenti appropriati, sono costretti a ricorrere all’amputazione degli arti per evitare la cancrena.

L’ondata di freddo sembra eccezionale anche per un Paese montagnoso ed abituato alla neve, agli stenti ed alle guerre interminabili come l’Afghanistan. La coltre gelata svela una situazione disastrosa, con infrastrutture non ricostruite, la sanità e l’economia a pezzi come e forse peggio che all’epoca dei Talebani, e una realtà che, poco fuori Kabul, diventa nuovamente medioevo tribale e disperazione che dimostra l’impotenza della Nato e degli americani a ricostruire un Paese devastato e che, oggettivamente, fa il gioco della guerriglia talebana, che ormai controlla metà dell’Afghanistan, e di Al Qaeda che lavora alacremente dalle zone tribali del Pakistan alla destabilizzazione completa dell’area.



Torna all'archivio