[06/02/2008] Rifiuti

Sedimenti portuali, Pecoraro blocca il nuovo decreto

LIVORNO. Il ministro dell’ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha bloccato l’iter del decreto sul dragaggio dei sedimenti portuali nei Siti di bonifica di interesse nazionale (Sin), finché gli organi tecnici Icram (Istituto centrale per la ricerca applicata al mare), Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) e Iss (Istituto superiore di sanità), non si saranno espressi nel merito.

«Il decreto non contemplava infatti, azioni necessarie a garantire la tutela ambientale e innalzava i valori limite di alcune sostanze pericolose». Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, riportando quanto dichiarato dal ministro Pecoraro Scanio in un incontro con l’associazione ambientalista.

Il decreto – ricorda Legambiente - discende dalla Legge finanziaria 2007, che ha rivisto le competenze delle autorità portuali in materia di dragaggi dei fondali ricadenti nei siti di bonifica di interesse nazionale e dato mandato al ministero dell’Ambiente di individuare metodologie e criteri per la movimentazione e la successiva collocazione dei sedimenti.

Per la sua redazione è stato, però, ignorato completamente il Manuale tecnico relativo alla movimentazione dei sedimenti marini redatto da Icram e Apat, i due organi tecnici di riferimento del ministero dell’Ambiente che adesso vengono finalmente coinvolti. In questo manuale sono presenti specifiche indicazioni tecniche per tutte le operazioni e i parametri di riferimento da tenere in considerazione, che sono invece completamente ignorati nel decreto, dove non vengono regolamentate nel dettaglio le diverse opzioni di gestione dei materiali dragati, per i quali si prefigura come preferenziale o forse unica soluzione percorribile, la deposizione in bacini conterminati.

Nel decreto si prevedeva, inoltre, di innalzare di centinaia di volte i valori limite (anche per sostanze classificate come cancerogene) per la deposizione dei sedimenti in casse, vasche o bacini conterminati, con conseguenti, inevitabili impatti ambientali.“Laddove si richiede l’assoluta necessità di rimuovere questi sedimenti – spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente - è assolutamente necessario che questi vengano prima resi innocui, adottando prescrizioni molto dettagliate per la tutela dell’ambiente, sia in fase di rimozione, sia in quella di deposizione dei materiali nelle vasche di colmata”.

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