[06/02/2008] Rifiuti

Rapporto Apat 2007: rifiuti in aumento comunque

LIVORNO. Nel rapporto annuale sui rifiuti di Apat (riferito all’anno 2006) presentato oggi a Roma, alla presenza del ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, e del presidente dell’Agenzia, Giancarlo Viglione, emergono novità e conferme del passato. Tra le conferme c’è la produzione in crescita dei rifiuti urbani che si attesta nel 2006, a 32,5 milioni di tonnellate con un incremento, rispetto all’anno precedente, superiore al 2,7% (circa 860 mila tonnellate). Una lieve flessione si rileva invece per i rifiuti speciali che dai dati relativi al 2005 mostrano una produzione totale di 107,5 milioni di tonnellate, un milione in meno del 2004. Nello specifico: 55,6 milioni di tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, 5,9 milioni pericolosi e 46 milioni derivanti da attività di costruzione e demolizione. Ma come sappiamo, i sistemi di contabilizzazione dei rifiuti speciali sono di gran lunga meno attendibilki di quellki degli urbani.

La novità per gli urbani è che, a differenza degli anni precedenti, l’aumento più consistente si osserva nel nord Italia, la cui produzione cresce del 3% circa, a fronte dei quasi 2,9 punti percentuali al Sud e dell’1,8% osservato al Centro. Ma anche qui, senza stabilire rigidi collegamenti, tuttavia è abbastanza facile fare un parallelismo con la diversa crescita economica di queste aree del paese.

Altra novità su dato nazionale, ma una conferma sui dati già noti a livello di alcune regioni, è che con 638 kg per abitante per anno, le regioni centrali conquistano l’infelice primato di essere ai primi posti per la produzione, distaccandosi nettamente dal Sud (509 kg) e dal Nord (544 kg). E questo, come sappiamo, è probabilmente dovuto all´ampia zona grigia fra speciali e urbani determinata dal tipo e dal numero di microimprese dei distretti presenti nelle regioni del centro.
Nello specifico, si indica la Toscana, con 700 kg pro capite, la regione che produce il quantitativo maggiore di rifiuti, senza però considerare ( presenze turistiche a parte ma non ininfluenti ) che è la stessa Toscana che ha ( attraverso Arrr) la migliore contabilizzzazione degli stessi ( ciò che non si conta si pensa che non esista?) e soprattutto senza considerare che intercettare, come fa la Toscana, attraverso l´assimilazione, considerevoli quote di rifiuti speciali prodotti dalle microimprese ( oltre 300.000), significa ricondurre a gestione corretta flussi che altrimenti, come dimostra l´esperienza, potrebbero avere incerta destinazione.

La Toscana è poi seguita da Emilia Romagna (677 kg), Umbria (661 kg) e Lazio (611 kg); in coda alla classifica, la Basilicata, con 401 kg pro capite, il Molise (405 kg) e la Calabria (476 kg). Se si considerano però i maggiori incrementi tra il 2005 e il 2006, le regioni in cui si registra la maggiore crescita procapite sono al sud: Puglia (+5,1%), Sicilia (+4,2%) e Basilicata (+4,1%).

L’analisi dei dati relativi alla gestione dei rifiuti urbani, nell’anno 2006, mostra per le raccolte differenziate – seppur con un trend positivo - ancora una situazione lontana dall’obiettivo del 40% (previsto per il 31 dicembre 2007 dalla legge finanziaria del dicembre 2006). La media nazionale di raccolta differenziata si attesta al 25,8% della produzione totale dei rifiuti urbani, contro il 24,2% rilevato nel 2005. In valore assoluto, la crescita del settore è quantificabile in 700 mila tonnellate, grazie soprattutto al contributo del nord Italia (circa 447 mila tonnellate, pari all’ 8,3%).

Si conferma ancora un sensibile divario tra le diverse macroaree geografiche; con un Nord, in cui si raggiunge l’obiettivo del 40% con un anno di anticipo, mentre il Centro ed il Sud, con percentuali rispettivamente pari al 20% ( ma la Toscana è al 33) ed al 10,2%, risultano ancora decisamente lontani. La novità è nel forte incremento del Sud (+19%), grazie ai dati assai positivi della Sardegna che, grazie all’attivazione in diverse province di specifici sistemi di raccolta, anche di tipo domiciliare, registra l’incremento della percentuale di differenziata più significativo: dal 9,9% del 2005 al 19,8% nel 2006, con una crescita di circa 10 punti. In testa alle classifiche troviamo ancora il Trentino Alto Adige (49,1%)Veneto (48,7%), Lombardia (43,6%) e Piemonte (40,8%). Fanalini di coda il Molise, con una percentuale di raccolta del 5%, la Sicilia (6,6%) e la Basilicata (7,8%). C´è tuttavia da osservare che, anche per la raccolta differenziata, non esistono metodi standard di validazione e/o di certificazione per cui è possibilissimo che anche queste percentuali risentano di questa assenza.

Riguardo ai sistemi di smaltimento si conferma la discarica la modalità di gestione dei rifiuti urbani più diffusa e sebbene si riduca di 37 unità il numero di quelle in esercizio, rispetto al 2005, crescono le quantità che vi vengono smaltite (+1,7%). Al centro, il quantitativo di RU destinato a discarica cresce del 6,3%, mentre nelle altre aree geografiche i numeri sono rimasti pressoché identici, tranne in Sardegna dove grazie all’incremento delle raccolte differenziate, decresce la quantità di rifiuti destinati a discarica.

L’incenerimento registra una diminuzione dello 0,1%, mentre il trattamento meccanico biologico ed il compostaggio da matrici selezionate aumentano, rispettivamente, dello 0,6% e dello 0,2%. In continua crescita la quantità di rifiuti di imballaggio avviata a recupero (anche energetico) arrivata a 8 milioni di tonnellate, e tra le singole frazioni merceologiche, l’incremento maggiore, tra 2005 e 2006, si registra per legno (+5,9%), alluminio (+5,3) e plastica (+6,5%). Quest’ultima risulta essere, inoltre, la frazione maggiormente avviata a recupero energetico, con un incremento di 2,5 punti percentuali, pari a 645.000 tonnellate.

Riguardo alla gestione dei rifiuti speciali, ancora una volta si registra un discostamento tra produzione ed effettiva gestione: a fronte di 107,5 milioni di tonnellate, ne risultano infatti gestiti 101,6 milioni. Un dato che evidenzia, appunto, quanto sia scarsa la conoscenza dei dati specifici che riguardano questo settore. Ma su questo elemento, oramai noto da anni, non si riescono a scalfire né le coscienze né le prassi. La forma prevalente di gestione è rappresentata dalle operazioni di recupero di materia, circa 49,4 milioni di tonnellate, mentre 35,6 milioni di tonnellate sono destinati ad attività di smaltimento e un quantitativo pari a 13,9 milioni di tonnellate viene avviato ad impianti di stoccaggio. Lo smaltimento in discarica rappresenta il 19,4% dei rifiuti gestiti, mentre il trattamento biologico o chimico-fisico il 14,6% e l’incenerimento l’1,1.

La Lombardia è la regione che conferisce il quantitativo maggiore di rifiuti speciali in discarica: ben 3,7 milioni di tonnellate. Ciò che non si dice, o non si vuol sapere, è quanti rifiuti speciali e pericolosi debbono essere esportati ( soprattutto Germania) a causa del grave deficit impiantistico nazionale. E a fronte di questo grave deficit, tutto ciò che si sa dire, è di aumentare i controlli. Come se un camion di amianto che va in Germania, anche rigorosissimamente controllato, non producesse impatti assolutamente non necessitati ed evitabili anche solo con il buon senso tedesco: interrare l´amianto in modo corretto nelle nostre discariche. Ma... è assolutamente evidente, l´Italia è il Paese dove "occhio non vede cuore non duole". Seguiranno gli allarmati rapporti sulle ecomafie.

«La Toscana – spiega l´assessore all´ambiente della Toscana Anna Rita Bramerini - conta con attenzione i suoi rifiuti e i nostri dati sono attendibili, forse tra i più attendibili in Italia. Queste cifre, che conoscevamo, nascono da alcune peculiarità della nostra terra e del nostro sistema produtttivo. Circa il 30% del totale è dovuto all’assimilazione tra i rifiuti urbani e rifiuti prodotti dalla fitta rete di circa 300.000 piccole e medie imprese che è alla base del nostro tessuto produttivo. Questo alza in maniera significativa la mole totale dei rifiuti urbani, ma consente un controllo maggiore e l’intercettazione di flussi importanti di rifiuti che diversamente rischierebbero di finire in ‘zone grigie’ di smaltimento difficilmente controllabili. Inoltre ogni anno la Toscana attrae oltre 40 milioni di turisti, un flusso imponente e molto significativo».

L’impegno della Toscana sul fronte della differenziazione e della riduzione dei rifiuti è forte: già oggi il 33% del totale dei rifiuti prodotti, molto più della media nazionale, viene differenziato. E per aumentare questo dato è stata annucniata nei giorni scorsi la diffusione capillare della raccolta porta a porta, abbinata con meccanismi di tariffazione che facciano pagare meno chi differenzia di più.

Torna all'archivio