[04/02/2008] Consumo

Filiera corta, dalla Regione 3 milioni di euro per avviare 36 iniziative

LIVORNO. E’ stato inaugurato ieri a Montevarchi il primo mercato alimentare a ‘filiera corta’, aperto tutti i giorni fino alle 21 e sostenuto dal programma regionale per la valorizzazione dei prodotti agricoli toscani. Un progetto – spiega la Regione Toscana - che mette a disposizione del territorio oltre tre milioni di euro per avviare trentasei iniziative di filiera corta: 16 mercati, 14 spacci con apertura quotidiana, 3 negozi nei musei e 3 accordi fra categorie per corner shop in ristoranti, alberghi e negozi della Toscana.

«Con questa iniziativa finisce la caccia al tesoro a cui fino ad oggi sono stati costretti i consumatori alla ricerca del mix virtuoso composto da cibo di qualità, sicurezza alimentare e rispetto dell’ecosistema» – ha detto Susanna Cenni (Nella foto), assessore regionale all’agricoltura intervenendo all’inaugurazione del mercato di Montevarchi, uno spazio che fino ad oggi ha coinvolto oltre 50 piccole imprese per un giro di affari di 30.000 euro ad edizione.
«Favoriamo in un unico luogo, quello tradizionale del mercato in piazza, il rapporto diretto fra produttori e consumatori per accorciare il numero degli intermediari commerciali e far scendere così il prezzo finale della merce. Prezzo che per altro monitoreremo costantemente per evitare abusi» - ha detto l’assessore Cenni. «Grazie al progetto ‘filiera corta’ non dovranno essere più i consumatori a spostarsi, sono le aziende che vengono in città a vendere, a presentare i loro prodotti e ad illustrare i loro sistemi di produzione e le differenze con la merce che arriva dall’altro capo del mondo disponibile in ogni supermercato».

«Obiettivo di queste azioni è quello di allargare le opportunità di mercato per i nostri produttori – ha continuato Susanna Cenni - ma anche di consentire ai cittadini toscani! di fruire sempre di più di ciò che produce la nostra terra, a prezzi equi e controllati.. Siamo consapevoli come questa soluzione non sia la panacea per la nostra agricoltura - ha concluso l’assessore Cenni - ma una risorsa che può essere molto preziosa in termini di redditività soprattutto per i piccoli produttori. Un’ottima opportunità per consolidare il rapporto di collaborazione tra tutti i soggetti che si adoperano sul territorio per la produzione, la trasformazione e la distribuzione dei prodotti di qualità toscani.».

In Toscana l’idea del mercatale è stata rilanciata negli ultimi anni con la creazione del mercatale di Montevarchi e di quello di Bibbiena, nati con il sostegno e la supervisione di Arsia, che si sono aggiunti a altri mercati contadini che esistono da tempo: la Fierucola di Firenze e di Prato, il Pagliaio di Greve in Chianti, il mercato contadino di Pisa, la Zucca barucca di Pistoia, il mercato biologico di Cecina e quello di Siena, Colori e sapori di Vicchio (Firenze). I mercati hanno dimensioni che oscillano tra 30 e 60 produttori presenti. Ma accanto a quella dei mercatali sono cresciute anche altre esperienze di vendita diretta: dai punti vendita presso le cantine o i frantoi, a quelli diffusi presso oltre 200 aziende biologiche. Inoltre si stanno progressivamente estendendo anche i Gas, i Gruppi di acquisto solidalze, cioè gruppi di famiglie che si organizzano per acquistare collettivamente prodotti alimentari da produttori locali: sino a oggi ne sono stati censiti 66 (di cui ben 24 nella sola area fiorentina).

Sul tema da segnalare l’indagine della Coldiretti apuana che ha analizzato i prezzi dei 9 ortaggi di stagione più comuni, rilevando che si risparmia nella grande distribuzione, ma è nelle aziende agricole che si trova il binomio qualità-prezzo. «E’ vero che si risparmia ad acquistare frutta ed verdura nelle aziende che effettuano la vendita diretta? – si domanda Coldiretti - la nostra indagine dimostra che, il binomio prezzo-qualità, è possibile e non sta molto lontano, e che spesso, sta nel campo vicino a casa propria. Ci vuole po’ di accortezza, questo è chiaro, ma è davvero possibile portare a casa “sacchettate” di verdura risparmiando anche fino al 30%».

«I prezzi infatti – spiega l’organizzazione agricola da sempre impegnata a valorizzare il sistema agroalimentare - non subiscono le intemperie del mercato e non sono soggetti alla legge della domanda-offerta per cui un chilo di finocchi si paga a peso d’oro quando sul mercato cominciano a scarseggiare, e meno quando, invece, ne è invaso. E dalla loro, le aziende agricole, hanno un altro importante punto: la qualità di un prodotto quasi biologico, se non bio al 100% (non vengono utilizzati prodotti fitosanitari o trattamenti per intensificare la produzione), la certezza della provenienza, e sapori e profumi che spesso si dimenticano con il sotto vuoto o rovistando nelle cassette di negozi e market. Ed il peso? Non si paga al grammo come accade nella grande distribuzione. Nelle aziende agricole che effettuano la vendita diretta si usa ancora la bilancia ad ago perché – spiegano gli ortolani – “se ci sono 100 o 150 grammi in più da noi si paga solo il chilo pieno. E’ un agricoltura generosa che non bada al centesimo».

Finocchi, cavolfiori, insalata (scarola e riccia), gobbi (o cardi), bietole, rapini, cavoli, cipolle e zucche: sono questi i 9 ortaggi del momento presi in analisi da Coldiretti. I prezzi sono riferiti al 25 gennaio e quindi, potrebbero essere diversi rispetto a quelli in vigore oggi. I negozi si trovano tra Massa e Marina di Massa mentre per la categoria supermercati si intende la grande distribuzione. I prezzi delle aziende agricole sono stati raccolti tra Carrara e Massa.

Come detto l’indagine dimostra che, ipotizzando una spesa basata sui 9 prodotti (un chilo di tutti i prodotti contenuti nel paniere di Coldiretti), è la grande distribuzione la più conveniente con una spesa minima (si intende il prezzo più basso rilevato) di poco superiore ai 10 euro ed una massima di quasi 15 euro (si intende il prezzo massimo rilevato). Mentre nei negozi il gap è molto più elevato: si passa dagli oltre 13 euro ai quasi 20. E nelle aziende agricole? Più conveniente rispetto al negozio con 12,70 euro, ma più caro rispetto a tutte le tipologie: oltre 21 euro per una borsa. Si va da 1,50 euro a 2,00 euro per un chilo di finocchi in azienda, che sono i prezzi medi, al 0,98 centesimi (ma in questo caso era scontato) del market fino all’1,59 euro, per toccare punte di 2,20 euro nel negozio.


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