[04/02/2008] Monitor di Enrico Falqui

Prezzolini contro Domenici

FIRENZE. Nel suo “Manifesto dei Conservatori” Giuseppe Prezzolini scriveva: «...il vero conservatore accetta la necessità di cambiamenti ma vuole che il cambiamento avvenga con prudenza, con calma , con successivi e tempestivi gradi;.. ma tali gradi risulteranno impossibili se gli uomini, presi dalla vertigine, annichilissero il loro passato».
Eppure, Prezzolini si definiva, in un’altra sua opera, “L’italiano inutile”, un “anarchico conservatore” immaginando che “un cenacolo di uomini potesse accendere il fuoco sacro della passione redentrice, tra le cui fiamme bruciassero per sempre quelle piccinerie che avrebbero incatenato l’umanità al dozzinale e al mediocre”.

In queste due citazioni del celebre letterato fiorentino, si possono condensare le ragioni che spingono, in queste ultime settimane di campagna elettorale sulle tramvie a Firenze, personaggi come Vittorio Sgarbi e Franco Zeffirelli a intervenire per suscitare quel “fuoco sacro” nell’animo dei fiorentini contro l’attraversamento del centro storico di Firenze, da parte della Linea 2 del sistema di tramvie urbane progettato da parte dell’amministrazione comunale.

Entrambi i personaggi possiedono il “ phisique du role” del Cid liberatore, interpretando quella “missione” che Prezzolini indicava come necessaria per denunciare il generale decadimento della città (o della nazione) ed accendere la volontà di riscattarne i destini. Entrambi interpretano alla perfezione il ruolo che anche Papini assegnava agli intellettuali, quello di “… sacerdoti della rigenerazione morale ed intellettuale del paese”.
Poco importa che Vittorio Sgarbi sia oggi Assessore alla Cultura del Comune di Milano e che, conseguentemente sia costretto a interpretare un ruolo meno messianico e più “ dozzinale “o che Franco Zeffirelli sia autore di un progetto “effimero”( dal punto di vista urbanistico) di un nuovo Palazzo della Musica (da ubicarsi nella congestionata area dell’ex stazione Leopoldina); a queste critiche risponderebbero certamente con le stesse parole di Prezzolini: “ ..quanto bene vogliamo a questo porco paese pieno di canaglie e di infingardi, ma anche ricco di individui (…come noi…) che mandano avanti la baracca per quelli che non fanno niente”.

Contemporaneamente al furioso appello dei due noti “libertadores”, è apparso, sui quotidiani locali e nazionali, un altro Manifesto, dai toni più pacati e dimessi, firmato da un manipolo di intellettuali fiorentini e di altre città italiane, tra cui spiccano i nomi di Alberto Asor Rosa, Carlo Ripa di Meana , i Girotondi e “Pancho” Pardi.
L’obiettivo di questo appello è più moderato, più riflessivo e invita “…con calma e prudenza per tempestivi gradi…” alla moratoria delle due Linee strategiche del sistema integrato di mobilità urbana e metropolitana, progettato dall’amministrazione comunale. Dovendo però scegliere, in occasione del referendum, senza alcun indugio e prudenza, i firmatari dell’appello invitano i fiorentini a votare Si all’abrogazione del progetto di tramvia.

E’ singolare prendere nota che l’autore del progetto “Città senz’auto”, adottato dalla Commissione Europea quando Carlo Ripa di Meana svolgeva le funzioni di Commissario per l’Ambiente, smentisca l’urgenza, da lui denunciata in quel contesto, di adottare in tutte le città europee politiche della mobilità fondate su vettori di trasporto non inquinanti.
Così come è altrettanto singolare prendere nota che tutti i “Masaniello locali” che hanno promosso furiose battaglie contro le polveri fini prodotte dal traffico, adunate di biker per contrastare il caos del traffico automobilistico fiorentino, invasioni barbariche dell’Aula del Consiglio comunale per richiedere la pedonalizzazione totale del centro storico fiorentino, siano tutti tra i firmatari di quel documento che chiede un rinvio (moratoria!!) sine die. Meno singolare è la presenza di Asor Rosa, ormai da tempo abituato a combattere su più fronti battaglie per il si e per il no allo stesso tipo di problematica, a condizioni che il paesaggio risulti immutabile nel tempo.

I fatti, però, parlano chiaro agli abitanti di Firenze. In questa città risultano immatricolati 797 veicoli ogni 1000 abitanti, uno dei dieci valori più alti in Europa. Questa città, possiede, in rapporto al numero di abitanti, il più alto numero di SUV in circolazione nelle sue strade, ormai piene di buche, con i marciapiedi dissestati e il paesaggio urbano di piazze e vicoli degradati dalla loro sosta. Negli ultimi dieci anni il numero dei motoveicoli è passato da 50 a 110 unità per 1000 abitanti e complessivamente nell’area metropolitana fiorentina circolano ogni giorno 220.000 motorini, ogni giorno vi sono circa 90.000 ingressi e attraversamenti di veicoli in città e 2200, tra bus pubblici e privati costeggiano il Duomo e il Battistero.
La conseguenza di tutto ciò è che a Firenze la quantità di sforamenti del livello consentito di polveri fini ha una percentuale che la pone, secondo un recente Dossier europeo, al 15° posto tra le città europee, mentre l’OMS stima che a Firenze sia “..considerevole e preoccupante…” l’aumento delle malattie broncopolmonari, degli ictus cerebrali e di molti casi di tumore che colpiscono in prevalenza persone anziane, essendo la popolazione superiore ai 65anni ormai la classe di età più numerosa a Firenze, pari al 34%del totale.

Dunque Firenze non può attendere nessun tipo di moratoria, non può rinviare una politica di straordinaria portata innovativa per il futuro della città, per la salute dei suoi abitanti, per la tutela dei suoi innumerevoli tesori artistici e monumentali quotidianamente esposti ai danni dello smog atmosferico e delle vibrazioni prodotte dagli autobus pubblici e privati.
Firenze non può pagare, come è già successo in Campania, la “prudente attesa” di una Sinistra radicale assai diffusa a Firenze che guarda all’innovazione e al futuro con la stessa diffidenza ideologica con cui, in un non lontano passato, guardava alla democrazia dello Stato di diritto.
In fin dei conti, conservatori di destra e di sinistra sono uniti, a Firenze come altrove, dalle stesse parole con cui Prezzolini parlava a se stesso nella sua opera “L’italiano inutile” : “…son consumato, liso e senza rammendo possibile; ho giocato tutte le mie carte, ho adoprato tutti i fazzoletti e tutte le pezze da piedi… Non credo in nulla, di nulla, su nulla, per nulla… Dunque, un savio si muoverà con precauzione, senza aver fiducia in nulla e, sapendo che mutando, tutto poi rimane in fondo come prima”.



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