[31/01/2008] Comunicati

Il dragone e la neve

LIVORNO. La Cina sta sperimentando in questi giorni sulla propria pelle il doppio effetto dei cambiamenti climatici in corso e della scarsità delle risorse, il cui sfruttamento è, tra l’altro, diretto responsabile di queste situazioni meteorologiche estreme. La Cina, e in particolare la parte più industrializzata del paese con le regioni di Hunan, Guizhou, Guangdong, Guangxi, Hubei e Jiangxi, sono attanagliate da giorni da una morsa gelida di freddo e neve che non si registrava da cinquant’anni e che si è abbattuta proprio nel periodo del Capodanno lunare, la festa tradizionale più importante dell´anno. Ovvero il momento in cui decine di migliaia di lavoratori immigrati stanno rientrando nelle loro regioni d’origine e che adesso sono bloccati – a milioni- nelle stazioni ferroviarie e negli aeroporti (19 dei quali chiusi e molti altri in gravi difficoltà).

Mentre gli oltre 800mila abitanti di Chenzhou (Hunan) sono rimasti senza energia elettrica e acqua per 5 giorni. Una situazione che richiede maggiori risorse energetiche per far fronte al freddo inatteso, ma proprio a causa del maltempo e della scarsità di carbone, gran parte degli impianti energetici ( il 7% di quelli alimentati a carbone ) sono già fermi, con un deficit energetico pari a oltre 40 gigawatt. Altri impianti (il 10% del totale) hanno indicato di avere riserve disponibili solo per altri 3 giorni. I rifornimenti giornalieri totali di carbone per gli impianti sono arrivati a 21,2 milioni di tonnellate, la metà del normale in questo periodo. E Pechino, che da marzo ha vietato l’export di carbone, sollecita oggi le piccole miniere di chiuse, perché non in regola, a riprendere la produzione. Anche se risulta difficile pensare che adesso lo siano.

Un quadro drammatico, che ha spinto il presidente a recarsi direttamente nelle stazioni ferroviarie per incutere la calma e che ha prodotto un incredibile incremento dei prezzi. Una circostanza che allude già a quelle che saranno (purtroppo) le conseguenze che potranno provocare il combinato disposto delle emergenze innescate dai cambiamenti climatici, e dalla scarsità di risorse dovute agli attuali livelli di sfruttamento e alla domanda crescente che viene da queste economie emergenti e assai energivori. E che indica l’assoluta urgenza di un cambiamento di rotta, per evitare che tutto vada a rotoli, a partire dal sistema economico stesso. Che impone una maniera diversa di produrre e consumare, energia e merci.

Come è evidente che non si può più fare affidamento su previsioni che si basano (classicamente) su modelli lineari, dato che non siamo più di fronte ad un sistema lineare. Lo conferma il fatto che a novembre (quindi non più tardi di tre mesi fa) gli addetti ai lavori davano per certo che nel 2008 il mercato mondiale del carbone, ad esempio, avrebbe potuto contare su un’eccedenza di una trentina di milione di tonnellate e quindi su prezzi relativamente contenuti. Mentre a distanza di soli tre mesi il panorama è radicalmente diverso: quel surplus non esiste più, anzi siamo di fronte ad una carenza così grave (come scrive oggi il Sole24ore) che non si era mai registrata. Colpa del clima e del crescente fabbisogno dice il quotidiano economico. Il clima sta riducendo la produzione nei principali paesi fornitori (Cina, Australia e Sudafrica) e invece il fabbisogno continua a crescere negli stessi paesi produttori ( che quindi diminuiscono l’export) e in altri in cui le economie sono in fermento continuo come l’India, il Pakistan e l’Indonesia.
Che la contingenza che sta affrontando in questi giorni serva alla Cina a rivedere il proprio modello di sviluppo non è non certo realistico, ma almeno una riflessione sarebbe auspicabile che vi fosse. E non solo nel paese del dragone.



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