[29/01/2008] Aria

L’Amazzonia torna a rischio

ROMA. Dopo tre anni di promettente diminuzione, il tasso di deforestazione dell’Amazzonia torna ad aumentare. Secondo stime rese pubbliche dal presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, risulta che tra il mese di agosto e il mese di dicembre 2007 sono stati abbattuti alberi della giungla amazzonica per circa 9.000 chilometri quadrati. Il che significa un tasso annuo di deforestazione pari a circa 18.000 chilometri quadrati: con un incremento netto di circa il 35% rispetto all’anno precedente.

La nuova deforestazione interessa soprattutto tre stati (Mato Grosso, Para e Rondonia) ed è causata dalla crescente domanda mondiale di mais, soia e carne. Gli alberi vengono abbattuti prima dagli allevatori, per aumentare la superficie di pascolo. Poi arrivano gli agricoltori, che utilizzano le nuove aree sottratte alla foresta pluviale per le loro coltivazioni. Il presidente del Brasile ha annunciato un piano per contenere la deforestazione illegale e ha deciso di inviare nelle zone a rischio più polizia e più ufficiali per la protezione ambientale.

Speriamo che ci riesca. Perché la deforestazione dell’Amazzonia non si traduce solo in una perdita ambientale ed economica per il Brasile, come ha sostenuto Lula da Silva. Ma anche per il mondo intero. Le foreste in generale e la foresta amazzonica in particolare sono elementi strategici nella lotta ai cambiamenti climatici. E il fatto che in Amazzonia negli ultimi tre anni si era assistito a una netta diminuzione del tasso di deforestazione, dopo decenni di abbattimenti incontrollati, era stato considerato da tutti un ottimo segnale.

Le nuove notizie che vengono dal Brasile confermano che nel settore foreste, ci sono due punti critici. Uno è l’Africa, che tra il 1990 e il 2005 ha perso – secondo i dati pubblicati dalla Fao – il 9% della sua area forestale. L’altro è appunto l’America Latina che tra il 2000 e il 2005 ha fatto registrare un tasso annuo di deforestazione pari allo 0,51%, più alto del tasso medio (0,46%) fatto registrare negli anni ’90 del secolo scorso.

Tra il 1990 e il 2005 il mondo ha perduto il 3% delle sue foreste. Il tasso annuale di deforestazione è stato pari allo 0,2%. Ciò significa che in Africa la perdita di foreste è stata tre volte superiore alla media mondiale. In America Latina è stata 2,5 volte superiore alla media mondiale. Per fortuna in altri continenti le cose vanno meglio. Soprattutto in Asia e nelle aree del Pacifico, dove a partire dal 2000 le aree forestali sono aumentate. Il che significa che, con politiche fortemente determinate, le foreste – che sono nel medesimo tempo “i polmoni del mondo” e gli “scrigni della biodiversità” – possono essere salvate.

Le notizie provenienti dal Brasile ci dicono, tuttavia, che nulla può essere dato per acquisito e che la conservazione delle foreste è una conquista da rinnovare ogni giorno.

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