[09/01/2008] Parchi

Il cancro del cipresso fa ammalare le piante aretine

AREZZO. Sono ormai oltre 50 anni che il Seridium cardinale ha fatto la sua comparsa in Toscana (il fungo che causa il “cancro del cipresso” è stato individuato per la prima volta al parco delle Cascine di Firenze nel 1953). La malattia si manifesta con l´ingiallimento, l´arrossamento ed il successivo disseccamento dei rametti. L’infezione penetra nella pianta da ferite provocate dal gelo, grandine o da insetti e procede dall´alto verso il basso o dall´esterno verso l´interno. Il legno appare di un colore brunastro che contrasta con il colore chiaro della parte sana, creando anche delle spaccature della corteccia e coinvolgendo porzioni sempre più grandi della pianta.

L’Amministrazione provinciale che è impegnata nella difesa del simbolo del paesaggio toscano (il cipresso, è pianta definita Patrimonio universale dell´Unesco), fin dal 1993 attraverso il progetto di bonifica fitosanitaria, ha effettuato ad oggi interventi su circa 14.000 piante di cipresso in tutti i territori dei comuni aretini. La spesa complessiva, finanziata dal Piano forestale regionale, è di un milione e duecentomila euro.

«Purtroppo – informa l’assessore provinciale all’agricoltura Roberto Vasai - sia esemplari monumentali che giovani sostituzioni sono attaccate da questa malattia vegetale che sta mettendo a rischio piante isolate, nuclei storici e alberate laterali alla viabilità».

Le specie più vulnerabili agli attacchi del fungo sono: Cupressus macrocarpa, Cupressus sempervirens, Cupressus Arizonica, Cupressus Lusitanica, Thuya orientalis, Juniperus communis, Cupressocyparis leilandii. «Vorremmo sensibilizzare gli enti locali e i privati proprietari di tali piante – continua Vasai – sui danni che la malattia può arrecare all´intero patrimonio di cipressi, invitandoli a segnalare le situazioni e, stante l´esiguità dei fondi a disposizione, a prevedere interventi necessari a combatterla.

Inoltre in occasione di impianti di nuovi cipressi - conclude l’assessore all’agricoltura - diamo la nostra disponibilità per far utilizzare cloni resistenti innestati». L’amministrazione provinciale raccomanda che gli interventi siano eseguiti da personale qualificato, visto il pregio delle piante su cui si opera, usando anche degli accorgimenti tecnici che prevedono la disinfezione continua degli attrezzi e la spennellatura con mastici protettivi delle ferite per evitare la ulteriore diffusione della malattia del cipresso.

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