[09/01/2008] Consumo

Sarkozy scopre che oltre al Pil conta anche la qualità della vita

«Non si tratta di fare delle correzioni a margine del nostro sistema, ma di ristrutturare l’economia». Lo aveva detto nel suo intervento a conclusione della Grenelle dell’ambiente lo scorso ottobre, e oggi Sarkozy lo conferma. Con la decisione di affidare a un gruppo di lavoro coordinato da due economisti di razza, quali i due premi Nobel Joseph Stiglitz e Amarthya Sen, che paiono avere le idee piuttosto chiare su ciò che non va nell’attuale modello di sviluppo reso ancora più precario dalla globalizzazione dei mercati, la revisione del Pil.

Nella conferenza stampa fiume che ha tenuto ieri all’Eliseo il presidente francese ha infatti annunciato- tra le tante- la volontà di rivedere gli indicatori di ricchezza del paese, che anche in Francia si basano attualmente sul Pil, «affinchè siano prese meglio in considerazione le condizioni reali e la qualità della vita dei francesi - ha dichiarato Sarkozy - che non ne possono più dello scarto crescente tra statistiche che mostrano un continuo miglioramento e le difficoltà oggettive del quotidiano».

Una rivoluzione a partire dai sistemi di misura, per mettere in atto una «politica di civilizzazione» (con un termine che il presidente mutua dal sociologo Edgar Morin) che pare voglia affrancarsi dal concetto della crescita inteso come totem da raggiungere per garantire sviluppo ad un paese e puntare invece «all’adesione ad un nuovo modello di sviluppo sostenibile».
Coerente con quanto enunciato nel discorso della Grenelle di ottobre, in cui Sarkozy dichiara di voler avviare un nuovo corso che sigla come «New deal economico ed ecologico planetario».
Da attribuire più al ricorso a una politica di spettacolo, dai giornali (pochi) che riportano questa notizia, che non ad una vera concretezza. O come ulteriore tentativo di «accreditarsi come un personaggio di rottura: rispetto al passato e rispetto alla tradizionale divisione tra destra e sinistra» si legge sul Sole24ore. Comunque sia un tentativo - possiamo senz’altro dire - disposto ad aprire e a dare spazio alle competenze in grado di fornire elementi utili allo schema che vuole realizzare, siano esse anche di connotazione politica diversa dalla destra cui lui appartiene. E di cui ha già dato prova nei mesi passati con la richiesta (accolta) all’ex ministro socialista della cultura, Jack Lang, di far parte della squadra di governo e la nomina di Franco Bassanini e Mario Monti come consiglieri economici.

Un atteggiamento che può apparire abbastanza insolito visto da un paese come il nostro, poco abituato a scegliere sulla base del merito e molto più attento alle appartenenze politiche.
Ma soprattutto un atteggiamento che sembra voler dare seguito alle parole e ai pronunciamenti. Con quale esito sarà da vedersi, ma intanto si dà mandato di studiare un nuovo modo di contabilizzare lo sviluppo di un paese. Che potrà essere utile, un domani, (speriamo non troppo lontano) anche per dare forza al progetto nostrano di legge sulla contabilità ambientale su cui il parlamento dovrà decidere di dare o meno delega al governo per scrivere i criteri con i quali mettere in atto i principi ad ora stabiliti.

Cui non sarebbe male aggiungere anche il “secondo principio Sarkozy”, enunciato sempre in occasione della Grenelle di ottobre, che dice: è necessario invertire l’onere della prova. Ovvero che «non saranno più le soluzioni ecologiche a dover provare di essere interessanti. Saranno i progetti non ecologici a dover dimostrare che non era possibile fare altrimenti».

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