[08/01/2008] Energia

L’Africa e le agroenergie

LIVORNO. I biocarburanti, che qualcuno chiede di ribattezzare agrocarburanti per spogliarli della patina di “verde” che ancora li ricopre, stanno trovando grosse resistenze e vengono incolpati di essere la causa dell’aumento dei prezzi dei cereali e in generale dei generi alimentari in tutto il mondo. Forse anche per questo le industrie del biodisel e dell’etanolo hanno individuato la poco problematica Africa, sempre pronta ad accettare investimenti stranieri, come il nuovo eldorado dei biocarburanti.

Oggi il Sole 24 Ore ci racconta che dopo l’attivissimo Brasile e i soliti cinesi sono sbarcate in forze in Africa anche grandi aziende occidentali del settore, come la Fri-El, FloraEco power e la Global Energy Power che stanno alacremente mettendo in piedi sterminate coltivazioni di iatropa e ricino per produrre agrodisel.

L’ultimo campo di battaglia dei biocarburanti sembra infatti essere diventato la poverissima e denutrita Etiopia che sta conducendo una debilitante guerra per conto terzi in quel che resta della Somalia, ma le compagnie occidentali, sempre più attirate dall’economicità dei carburanti di origine vegetale dovuta al boom dei prezzi del petrolio, stanno investendo in tutta l’Africa, in particolare nei Paesi più poveri e governati da regimi quantomeno discutibili.

L’affamata e montuosa Etiopia sembra però un sito di ripiego, in attesa che si aprano le fertili pianure dell’africa occidentale che si affaccia sul Golfo di Guinea, magari ancora a scapito delle foreste tropicali superstiti.

Di questa nuova risorsa energetica all’Africa resterà poco o nulla, l’olio estratto raggiungerà i porti olandesi, tedeschi e mediterranei, per essere trasformato consentire all’Unione Europea di raggiungere le quote di biocarburanti che si è prefissata.
Niente di più lontano dalla filiera corta invocata dalle associazioni degli agricoltori italiani per la produzione di energia da biomasse.

Ai Paesi africani in cambio verrà dato qualche migliaio di posti di lavoro a basso costo ma verranno sottratte all’agricoltura tradizionale terre fertili da destinare ad estese monoculture ad alto rendimento e con un fortissimo impatto ambientale e sociale.

Il tutto in Paesi che in molti casi già oggi subiscono una carenza alimentare diffusa e che spesso si devono affidare agli aiuti umanitari per far fronte alla mancanza di cereali causata da siccità sempre più estese e inondazioni sempre più frequenti.

Una cosa discutibile anche in Paesi come il Brasile che hanno scelto liberamente di puntare sull’agroenergia, ma l’impressione e che in Africa tutto questo sia una questione riservata tra le elites locali al governo, spesso in maniera truffaldina ed autoritaria, e le multinazionali occidentali e cinesi e che la popolazione sia esclusa da questa discussione che riguarda la loro vita, il loro cibo, l’utilizzo della loro terra. Non popoli ma una massa di manodopera, mentre l’ambiente fa da sfondo alla costruzione delle nuove miniere di vegetali, per costruire i pozzi del nuovo petrolio necessario ad oliare gli ingranaggi che fanno muovere altri luoghi del mondo più fortunati.

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