[08/01/2008] Consumo

I sindacati (cinesi) parlano della globalizzazione sostenibile

LIVORNO. La Federazione nazionale dei sindacati della Cina (Fnsc) é la più importante organizzazione sindacale del mondo con circa 193 milioni di aderenti Ed oltre un milione e mezzo di organizzazioni di base. Certo gli standard di indipendenza dal potere politico non si avvicinano nemmeno lontanamente agli standard di una democrazia compiuta, na nonostante questo la Cina ospita in questi giorni un summit internazionale di organizzazioni dei lavoratori per parlare di globalizzazione e lavoro.

Aprendo l’incontro, il presidente della Fnsc Wang Zhaoguo, ha detto che «la Cina rafforzerà la cooperazione con i sindacati stranieri sulla base dell’uguaglianza, del mutuo rispetto e della non ingerenza negli affari interni. I sindacati cinesi stabiliranno e svilupperanno le loro relazioni con i sindacati stranieri in vista della promozione di un mondo armonioso di pace durevole e prosperità comune». Forse non è un caso se il sindacalista è anche il vice-presidente del Comitato permanente dell’Assemblea popolare nazionale, l’istanza legislativa suprema della Cina.

Il Forum internazionale sulla globalizzazione economica e i sindacati si è aperto ieri a Pechino ed a fare gli onori di casa è stato addirittura il presidente cinese Hu Jintao che ha detto che «la Cina affida una grande importanza allo sviluppo sostenibile e prenderà una serie di misure per preservare meglio i diritti e gli interessi legittimi dei lavoratori. La Cina è pronta a cooperare con la comunità internazionale per far fronte a sfide di dimensione mondiale come il problema del cambiamento climatico, l’inquinamento dell’ambiente e la penuria di energia». Hu ha anche detto che la Cina è pronta a cooperare con tutti per uno sviluppo mondiale sostenibile.

«La globalizzazione economica offre preziose opportunità – ha detto il presidente cinese – ma presenta anche grandi sfide per lo sviluppo del mondo» poi si è appellato ai Paesi ed alle organizzazioni per «congiungere i loro sforzi nel quadro della promozione di una globalizzazione equilibrata e su una base di guadagno comune. Dobbiamo sviluppare i nostri sforzi per creare le condizioni favorevoli allo sviluppo dei diversi Paesi, soprattutto i Paesi in via di sviluppo, nel quadro del sistema economico, commerciale e finanziario internazionale».

Un’accettazione della globalizzazione liberista che rifugge ormai da ogni ricordo della rivoluzione mondiale e lascia ai sindacati il compito di «promuovere le condizioni di lavoro, di premere per gli aumenti di salario ed il miglioramento della sicurezza sociale e le cure sanitarie dei lavoratori dei differenti Paesi». Il proletariato al potere sembra proprio un ricordo dimenticato. Sarà per questo che il governo cinese è contento del ruolo giocato dal suo sindacato ufficiale che non riesce però a contenere uno scontento crescente tra i lavoratori e i contadini inurbati

Al summit di Pechino partecipano 600 dirigenti sindacali di 24 paesi e 4 organizzazioni di sindacati internazionali e regionali che stanno discutendo di sviluppo sostenibile, lavoro decente e del ruolo del sindacato nella globalizzazione.

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