[07/01/2008] Rifiuti

Nuovo codice dell´ambiente: nozioni di sottoprodotto e materie prime seconde

LIVORNO. La riforma del testo unico tocca anche le nozioni di sottoprodotto e materie prime secondarie: il legislatore italiano riformula le loro definizioni e aggiunge un intero articolo per la determinazione delle materie prime secondarie.
I sottoprodotti sono quei materiali originati da un processo non direttamente destinato alla loro produzione, mentre le materie prime secondarie sono quelle materie, sostanze o prodotti derivanti da operazioni di riutilizzo, di riciclo o di recupero di rifiuti. In entrambe i casi si parla di valore di scambio di mercato, di requisiti merceologici e di qualità ambientale.

In altre parole per essere sottoprodotti i materiali non devono essere sottoposti a trattamenti preliminari per essere impiegati nel corso del processo di produzione o di utilizzazione (anch’esso preventivamente individuato e definito) e il loro impiego non deve dar luogo ad emissioni e ad impatti ambientali qualitativamente e quantitativamente diversi da quelli autorizzati.

Le materie prime secondarie invece, per essere tali devono soddisfare altri requisiti: l’operazione dalla quale derivano deve essere individuate così come la provenienza, la tipologia e le caratteristiche del rifiuto dal quale possono essere prodotti.
Dunque se dotati di determinati requisiti e caratteristiche i sottoprodotti e le materie prime secondarie non sono rifiuti e in quanto tali non vengono sottoposti alla disciplina della parte quarta del Testo unico ambientale.

Quindi le nuove definizioni – e soprattutto quella di materie prime secondarie - dovrebbero facilitare (almeno in teoria) l’identificazione di ciò che è rifiuto.
Il nuovo codice ambientale mantiene infatti, la definizione di rifiuto come “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi”, e non elimina il riferimento al criterio oggettivo dell’elenco delle categorie di rifiuti - come invece fa la nuova proposta di direttiva comunitaria - ma inserisce un meccanismo che consente di chiarire quando un rifiuto cessa di essere tale e può essere riclassificato come prodotto materiale o sostanza secondaria.

Il legislatore introduce il meccanismo in base al quale un rifiuto può essere riqualificato come prodotto, materiale, o sostanza secondaria se è stato sottoposto a riutilizzo, riciclaggio o recupero; la riclassificazione non comporta impatti ambientali complessivamente negativi; ha un mercato; risponde alle caratteristiche tecniche stabilite con decreto ministeriale per categorie specifiche di rifiuti.

E nella logica del risparmio di materia riformula il concetto di sottoprodotto e ribadisce il principio della riduzione della produzione dei rifiuti. Però, il legislatore italiano a differenza di quello comunitario, non inserisce nel testo unico ambientale un intero articolo per questa categoria di materiali e non rinvia a un ulteriore intervento legislativo per la definizione dei criteri di ambientali e di qualità. Secondo l’Ue infatti, la Commissione dovrebbe e potrebbe presentare una proposta legislativa finalizzata a specificare i criteri ambientali e di qualità che la sostanza dovrebbe avere per non essere rifiuto.

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