[07/01/2008] Rifiuti

Ancora sui rifiuti (ma solo quelli urbani!). Parla D´Angelis

FIRENZE. La lezione che arriva dalla tragica situazione di Napoli e della Campania chiama tutti ad una forte assunzione di responsabilità e alla condivisione delle scelte per il bene dell’ambiente, della salute dei cittadini e anche dell’immagine di una Regione in cui l’economia turistica è uno dei motori principali. Questo è ciò che, con la riforma della legge sui rifiuti del 1998, e grazie alla determinazione dell’assessore Bramerini, la Toscana ha iniziato a fare per mettere i cittadini al riparo da qualsiasi emergenza.

Quando crolla la governance e vince il rifiuto di governare tutti i processi di smaltimento, l’onda dell’emergenza travolge tutti. Per questo bisogna chiudere la stagione dei no ad ogni soluzione e a tutte le tipologie di impianti, dal semplice stoccaggio di inerti ai moderni termovalorizzatori, perché alla fine si producono condizioni peggiori per la salute dei cittadini.

Abbiamo davanti a noi due o tre anni per evitare di finire sul New York Times o la Cnn per la spazzatura in strada o l’export di ecoballe (peraltro già allo studio) a peso d’oro per i contribuenti toscani. Oggi, in 4 mosse, possiamo rendere sicuro il nostro sistema di smaltimento – spiega D’Angelis - primo, incentivare la riduzione, in particolare degli imballaggi che ammontano al 40% del totale dei rifiuti urbani attraverso accordi con i produttori e la grande, media e piccola distribuzione. L’obiettivo è fermare il trend di crescita della valanga di Rsu dell’1.5% costante dal 1998: siamo a 2 kg al giorno a testa, il doppio di 15 anni fa (2.5 milioni di tonnellate l’anno), con uno smaltimento medioevale dove il 76% dei rifiuti finisce in 21 discariche, ognuna della quale inquina molto di più di un termovalorizzatore, che chiuderanno il ciclo nel 2010 per saturazione o per legge. Secondo: far ripartire la nuova stagione delle raccolte differenziate che dal 2004 in Toscana sono ferme al 33%, utilizzando metodi innovativi come il ‘porta a porta’. Terzo: aprire un grande mercato regionale del riuso e del riciclo facendo rispettare l’obbligo di legge degli acquisti ‘verdi’ del 30% per tutti gli enti locali e la stessa Regione. Quarto: mettere fine alla rischiosa moratoria degli impianti mettendo in cantiere almeno 3 nuovi moderni termovalorizzatori nei 3 nuovi Ato toscani (centro-sud-costa) in grado di chiudere la filiera e trasformare in calore ed energia un quarto del totale dei rifiuti.

Sappiamo bene che nessun impianto è a impatto zero ma le valutazioni di Arpat sul termovalorizzatore della piana fiorentina indicano che solo il 2% del nanoparticolato (PM 01) è attribuibile al futuro impianto, mentre il 60% proviene dal traffico, il 19% dall’industria, il 10% da impianti di produzione di energia, il 7% dalla combustione domestica, il 2% da altri fattori.

Il ricorso ai termovalorizzatori ha un senso nell´ambito delle indicazione dell´Ue e in un ciclo centrato sulla riduzione e il riciclaggio, come accade nei Paesi più avanzati dal punto di vista delle tutele ambientali come Germania o Svezia. E’ possibile sperimentare l’ultima impiantistica, dai ‘dissociatori molecolari’ al ‘trattamento a freddo’ ma dominando contemporaneamente tutti gli altri passaggi.

* Presidente della commissione Territorio e Ambiente del Consiglio Regionale

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