[07/01/2008] Energia

Il Cile tra le grandi potenzialità per le energie rinnovabili e le proteste per l’idroelettrico

LIVORNO. Le centrali idroelettriche sono sempre più contestate in America latina: in Cile indios, ambientalisti ed intellettuali stanno duramente contestando i progetti di dighe e centrali che dovrebbero sorgere nel freddo sud del lungo Paese, ricco di habitat delicati e di corsi d’acqua che scendono rapidi dalle vette delle Ande. Quel che si teme è un disastro ambientale e l’allontanamento delle ultime comunità indie dai loro luoghi allagati dai nuovi laghi artificiali. In Brasile ad essere contestata è la hidroeléctrica brasileña de Santo António, che vorrebbe realizzare 4 nuove centrali idroelettriche sul Río Madeira, in Amazonia, che secondo gli ambientalisti e il Movimiento de Afectados por las Represas costringerebbe all’evacuazione di 5.000 famiglie di contadini, mentre l’arrivo di manodopera sconvolgerà gli equilibri, sociali prima e ambientali poi, dell’intera area.

Se le polemiche sull’utilizzo delle risorse ambientali non sono nuove per l’Amazonia brasiliana, diverso è il discorso per il Cile, un Paese con un grande potenziale energetico scarsamente sfruttato fatto di vento, sole, energia del mare e dei fiumi, biomasse, ma che importa il 72% dell’energia che consuma.

Nel 2006, il governo di centrosinistra della socialista Michelle Bachelet si è dato l’obiettivo di raggiungere il 15% della produzione di elettricità attraverso le energie rinnovabili entro il 2010, includendo anche l’idroelettrico.

«Si può raggiungere l’obiettivo del governo – ha detto a Tierramerica Mario Manríquez, vicepresidente dell’Asociación Chilena de Energías Renovables Alternativas- Siamo sulla strada giusta, però non con l’intensità che chiediamo».

A spingere il governo cileno ad accelerare con le centrali idroelettriche éé stato anche le restrizioni sull’importazione di gas naturale argentino dopo il 2004 che, insieme all’aumento del prezzo del petrolio, hanno portato al parziale cambiamento della Ley General de Servicios Eléctricos ed a mettere in cantiere una nuova legge che prevede finanziamenti e facilitazione per le energie rinnovabili.

Le previsioni sono la distribuzione di un 8% di elettricità proveniente da fonti alternative, con un 5% fin dal 2010 ed una crescita dello 0,3% ogni anno fino al 2024. Le aziende elettriche che non rispetteranno le quote verranno multate. Gli ambientalisti e i produttori di energie rinnovabili chiedono di aumentare la quota di almeno dell’1% all’anno e giudicano il 10% un obiettivo troppo basso, e chiedono anche misure obbligatorie e non multe.

La capacità di produzione dei quattro sistemi elettrici cileni è di circa 12 mila MW e solo il 2,6% di questi viene da energie rinnovabili, soprattutto biomasse agricole e legate all’industria della carta, mentre l’energia idroelettrica contribuisce per meno di 20 MW e quella eolica con appena 2 MW. Pannelli solari e minieolico sono ancora una rarità legata al Programa de Electrificación Rural.

Il governo cileno sta negoziando con la Germania donazioni e finanziamenti a bassi interessi per sviluppare fonti di energia alternative nel 2008. Ma secondo molti in Cile non si ha ancora coscienza diffusa dei costi negativi dell’energia prodotta con le fonti fossili e il discorso sulla convenienza dell’energie rinnovabili sta appena iniziando, mentre i meccanismi di finanziamento “europei” sono visti come una cosa lontana e quasi fantascientifica.

Peccato perché il potenziale eolico del Cile sarebbe di 10 mila MW mentre nel Paese è in funzione dal 2001 il solo impianto di Alto Baguales, nella regione meridionale di Aysén ed a fine anno dovrebbe entrarne in funzione uno nella regione centrale di Coquimbo. Sono impianti di proprietà della multinazionale spagnola Endesa, 11 aerogeneratori che produrranno 18,15 MW.

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