[20/12/2007] Comunicati

Territorio e ambiente, le criticità toscane secondo il Censis

LIVORNO. Il capitolo Territorio e ambiente del quarto rapporto Censis sulla Toscana evidenzia una serie di elementi di criticità che rispecchiano anche i conflitti e gli scontri politici e sociali che si sono sviluppati in questi ultimi anni. Secondo i ricercatori del Censis infatti, mentre a livello generale si promuove la Toscana rispetto alla “poltiglia” italiana, sul fronte della sostenibilità la Toscana ha ancora margini di miglioramento molto ampi e deve quindi fare i conti con l’elevata crescita residenziale e produttiva e quindi del carico umano sul territorio, le problematiche connesse a una corretta gestione del ciclo dei rifiuti, e all’incremento dei costi ambientali prodotti dalla mobilità, che attualmente oggi si presenta tutt’altro che sostenibile.

L’attività edilizia costituisce uno dei motori dell’economia Toscana, ma anche uno dei motivi di maggiori conflitti sociali sul territorio: nel 2004 in Toscana sono rilasciati 2453 permessi per la costruzione di nuovi fabbricati residenziali, interessando un volume complessivo di quasi 5 milioni di metri cubi, con una crescita rispetto all’anno precedente del 4,1%. Da notare bene che questa percentuale non si riferisce al totale dei fabbricati, bensì al fatto che considerato 100 il totale dei nuovi fabbricati costruiti nel 2003, l’anno successivo questo numero è cresciuto ulteriormente del 4,1%. Allo stesso modo quella che il Censis definisce leggera flessione (-0,1%) dei fabbricati non residenziali, in realtà significa che nel 2004 sono stati costruiti altri 1057 edifici nuovi, appena una manciata in meno rispetto ai nuovi edifici costruiti nel 2003.

Se per le edificazioni il Censis utilizza le percentuali, per i rifiuti invece fa la scelta opposta, e segnala soltanto i numeri assoluti, concludendo che «passando alla raccolta differenziata si noterà come in Toscana ci sia una tendenza più spiccata che altrove verso questa forma di smaltimento». Ora, al di là del fatto che la raccolta differenziata non è certo “una forma di smaltimento” bensì uno degli strumenti volti ad ottenere un recupero di materia dai rifiuti, il Censis promuove la raccolta differenziata toscana (che ricordiamolo al 2006 è pari al 33,42% ovvero un risultato validato da Arrr, dignitoso ma certo non eccezionale) sulla base del fatto che «i cittadini toscani riciclano quasi il doppio dei rifiuti rispetto alla media italiana e del centro (214,2Kg per abitante contro rispettivamente 131 e 122,6) » . Ma anche qui, oltrechè adoperare il termine raccolta differenziata facendolo equivalere a riciclo (cosa che, come sappiamo, è del tutto diversa e distinta) non mette minimamente in rapporto i kg di rifiuti differenziati con i rifiuti prodotti, che sono pari a 697,1 Kg, ben al di sopra delle medie dell’Italia e del Centro: ed è evidente che se uno produce (o meglio contabilizza, visto che il nodo sta nei sistemi di contabilizzazione) meno rifiuti in valore assoluto avrà anche meno raccolta differenziata in valori assoluti.

Note negative dal rapporto anche per quanto riguarda la balneabilità, perché se è vero come dice il Censis che «La Toscana è una delle regioni con la percentuale maggiore di costa balenabile 98%» in realtà poi si dimentica che quel 98% è calcolato sul 64,8% di costa adeguatamente controllata, una percentuale assai inferiore rispetto alla media italiana 73,5%. Tra l’altro a incidere negativamente su questo punto sono solo due delle province costiere toscane, visto che in Provincia di Livorno è insufficientemente campionata il 21,4% della costa e in provincia di Grosseto addirittura il 27,8%. Infine dal punto di vista della percezione della qualità della vita, la maggioranza dei cittadini toscani la definisce invariata rispetto al 2000 (62%), diminuita per il 23% e aumentata per il 15%.

Al di là delle contraddizioni evidenti e talvolta anche di errori piuttosto grossolani, questo quarto rapporto del Censis ricalca nel metodo lo schema del rapporto nazionale, che anche alla luce delle novità legislative in arrivo come la contabilità ambientale (nonchè della ormai acquisita impostanza direttamente economica della sostenibilità ambientale), appare un modello ormai desueto, perché richiama le questioni ambientale solo in un ottica di salvaguardia, senza mai incrociarle con l’economia.

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