[20/12/2007] Energia

L’Italia è da sempre in anticipo rispetto a corretti obiettivi di Kyoto?

ROMA. L’articolo pubblicato ieri a firma di Massimo Serafini - che ricordo quale Direttore Politiche Energetiche di Legambiente - solleva non poche perplessità quando reitera la litania del “supposto ritardo dell’Italia per rispettare Kyoto” e riapre una ferita che ancora duole nel corpo del sistema paese. Purtroppo e per ragioni forse poco commendevoli, il nostro paese ha subito una consistente penalizzazione al momento del varo in sede EU del B.S.A. (Burden Sharing Agreement) nel 1998, quando anziché vederci riconoscere un’indubitabile migliore efficienza energetica del nostro sistema industriale, fummo gravemente penalizzati con la richiesta di un ulteriore taglio del 6,5% delle nostre emissioni per i settori soggetti all’E.T.S. (Direttiva 87/2003/CE).

Tale penalizzazione, quantificata al valore delle quote di CO2 previsti per il 2008, supera i 50 miliardi di Euro per il periodo fino al 1990 (anno di riferimento per Kyoto) ed un ulteriore analogo ammontare per il periodo 1990-2005, soprattutto tenendo conto che il nostro sistema termoelettrico ha di gran lunga la “migliore efficienza energetica” a livello internazionale, soprattutto dopo i consistenti investimenti degli ultimi 5 anni, unici a livello EU.
Se usassimo un po’ del pragmatismo francese, dovremmo quindi batterci per far emergere questa discriminazione e pretendere la correzione di questa inaccettabile penalizzazione in sede EU, che danneggia gravemente la nostra capacità competitiva a livello globale, anziché addirittura ipotizzare/invocare ulteriori impossibili tagli e stravolgimenti nelle nostre “politiche” energetiche.

Forse non si ha ben chiara l’assurda e precaria condizione del nostro sistema elettrico, che veleggia verso un’insostenibile gravosa dipendenza dal gas metano (avviata a raggiungere il 60% nel 2010) e la “fittizia” mancanza del nucleare (perché per molti ambientalisti quello d’importazione pare non esistere !), fantasticando di un ulteriore stravolgimento con fonti rinnovabili che vengono presentate come “alternative” quando invece potrebbero al più risultare modestamente “complementari” ad un equilibrato “mix delle fonti energetiche”, come esiste in tutti i più moderni e sviluppati paesi ricchi del pianeta.

Biasimando forse il “libero mercato”, si invoca invece un “dirigismo” d’altra epoca, implicitamente riconoscendo che gli obiettivi evocati sono “quasi proibitivi” e darebbero all’Italia un “futuro” (?) ….da baratro. Allora, una volta tanto, non facciamoci ancora del male e cerchiamo di imparare magari da chi ci precede nel mondo in termini di capacità competitiva e (solo apparentemente) rispetto degli obiettivi di Kyoto.


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