[20/12/2007] Acqua

L’arsenico minaccia il riso asiatico, ma il rimedio c’è

ROMA. Diversi studi hanno mostrato che in Asia spesso alte concentrazioni di arsenico nel suolo e nelle acque irrigue si trasferiscono nelle colture, costituendo un grave pericolo per la salute umana. In 12 Paesi asiatici si sono registrati alti livelli di arsenico nelle falde acquifere. «Il problema dell’alta concentrazione di arsenico nelle colture, in particolare riso – spiega Sasha Koo-Oshima (Nella foto), esperta Fao di qualità delle acque ed ambiente - va affrontato con urgenza con la promozione di migliori pratiche irrigue ed agricole, che potrebbero far ridurre notevolmente la contaminazione da arsenico. Il riso contaminato rappresenta un grande rischio per la salute umana se consumato insieme ad acqua da bere contenente arsenico. La diffusa aggiunta di arsenico ai terreni, come nel caso del Bangladesh, sta deteriorando la qualità del suolo e provocando la tossicità del riso. La contaminazione da arsenico rappresenta contemporaneamente una grave minaccia per la produzione agricola, per la sicurezza alimentare e per la qualità del cibo».

L’arsenico entra nella catena alimentare perché le colture assorbono l’acqua d’irrigazione contaminata. Negli ultimi 30 anni, in Asia sono stati trivellati milioni di pozzi poco profondi che captano acqua da falde acquifere di superficie contaminate. Particolarmente grave la situazione in Bangladesh dove la contaminazione avviene attraverso i sedimenti dei fiumi Gange e Brahmaputra ricchi di arsenico che filtra nelle falde acquifere e quindi arriva in superficie attraverso milioni di pozzi tubolari. Il poverissimo Paese del subcontinente indiano ha la più alta percentuale al mondo di pozzi contaminati che forniscono acqua “’potabile” e per l’irrigazione a circa 30 milioni di persone. 2,4 milioni di ettari di terra irrigata su quattro, vengono innaffiati con acqua proveniente da circa 900.000 pozzi tubolari poco profondi, il 95 % della quale è usata per l’irrigazione ed apporta un milione di chili di arsenico all’anno alla terra coltivabile del Bangladesh, soprattutto nelle risaie. Una cosa molto preoccupante, visto che il riso è l’alimento base in Bangladesh.

Ma lo studio “Remediation of Arsenic for Agriculture Sustainability, Food Security and Health in Bangladesh” dimostra che l’alto livello di arsenico contenuto nel riso si potrebbe ridurre con migliori pratiche d’irrigazione. Una speranza viene dallo studio pilota condotto dalla Fao e dalla Cornell University (Remediation of Arsenic for Agriculture Sustainability, Food Security and Health in Bangladesh”) che dimostra come l’alto livello di arsenico contenuto nel riso si potrebbe ridurre con migliori pratiche d’irrigazione: «La coltivazione del riso in letti rialzati di circa 15 centimetri dal terreno, e non nei convenzionali campi allagati – si legge nello studio - ha fermato la perdita di rendimento ed ha avuto come risultato un minore livello di contaminazione sia delle colture che del terreno. Per di più questi letti rialzati offrono protezione contro inondazioni e periodi di siccità e servono da misure di adattamento al clima».

Secondo Koo-Oshima «identificare le aree rurali dove la contaminazione è più grave, ed estendere e sviluppare ulteriormente la pratica di coltura dei campi rialzati, dovrebbe diventare una priorità per ridurre il rischio per la salute umana, per garantire la sicurezza alimentare e migliorare la produzione». Un progetto della Cornell University correlato con la ricerca ha dimostrato che i campi rialzati consentono di ridurre del 30 - 40% l’utilizzo di acqua per l’irrigazione, i fertilizzanti vengono assorbiti meglio e così occorre usarne meno. La coltivazione del riso a letti rialzati è un grosso cambiamento nei metodi di coltivare il riso, ma i contadini sembrano preferire questo nuovo approccio perché produce migliori raccolti, fa risparmiare acqua, richiede minore lavoro e da una produzione più sicura dal punto di vista sanitario.


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