[19/12/2007] Rifiuti

Nessun pasto è gratis, anche per il riciclo della carta...

LIVORNO. I grandi gruppi forestali che producono carta sono in affanno e si annuncia un futuro fatto di licenziamenti e chiusure di fabbriche in diverse parti del mondo: Canada e Finlandia sono gli ultimi Paesi in ordine di tempo ad essere stati colpiti dal ridimensionamento della capacità produttiva di un mercato che sembra soffrire soprattutto di sovrabbondanza. Dopo i tagli e le ristrutturazioni annunciati dalla canadese Abitibi e dalla norvegese Norske Skog, negli ultimi giorni è stata la volta della canadese Domtar e della finlandese Upm Kymmene. Altre chiusure temporanee e permanenti riguarderanno impianti per carta da etichette in Finlandia e in Australia.

I motivi sono abbastanza noti: gli aumenti dei listini sono difficili da applicare in presenza di un eccesso di offerta. E una delle cause di questo surplus di offerta sarebbe da ricercarsi proprio nella continua crescita del mercato del macero, che grazie a una buona capacità del sistema di riciclo della carta derivata dalle raccolte differenziate in molti Paesi, sta mettendo in crisi un settore che sembrava inattaccabile.

Ancora una volta quindi le contraddizioni tra una buona pratica ambientale e le sue conseguenze sociali sono evidenti. La raccolta differenziata della carta infatti consente un effettivo riciclo dei maceri sottraendo il prelievo di risorse in natura, che è cosa buona in sé. Ma questo comporta la crisi di aziende e fabbriche ancorate a un modello di sviluppo non sostenibile e che non è stato capace negli ultimi decenni di riallinearsi al reale andamento del mercato e alle esigenze di ridurre il prelievo di materia prima.

Questa notizia conferma come la riconversione ecologica dell’economia sia tutt’altro che un problema degli ambientalisti: è una questione prettamente economica. Perché una vera riconversione ecologica dell’economia comporta un’imponente riallocazione delle risorse (naturali, umane, economiche), che come tale deve essere governata da qualcuno in grado di dirigere l’economia. Questo fino ad oggi non si è fatto, una governance mondiale dell’economia (ecologica) non è stata creata, lasciando invece al mercato il compito di guidarsi da sé. E se non orientate da un sistema di incentivi / disincentivi, le aziende tendono quasi sempre ad accaparrarsi risorse e profitti nell’immediato e finché ce n’è, nell’ottica di rinviare un problema che comunque alla fine è destinato ad esplodere, o perché come in questo caso le alternative più sostenibili crescono, o semplicemente per l’esaurimento delle risorse.


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