[18/12/2007] Parchi

Le foreste toscane sono il polmone dell’Italia e fanno bene all’occupazione

FIRENZE. La fine d’anno è tempo di bilanci e rapporti e non si sottrae nemmeno la Regione Toscana, che sembra viaggiare spesso a metà classifica in molti degli indicatori tematici cui è diviso l’Annuario ambientale 2007 dell’Apat. Con il rapporto sullo stato delle foreste, la regione rivendica il milione e 151mila ettari di foreste, che coprono il 50,3% del territorio toscano, e che rappresentano il più grande polmone con cui respira l’Italia, la più grande spugna per l’assorbimento di CO2.

«Il rapporto sullo stato delle foreste – spiega Maria Grazia Mammuccini, amministratore di Arsia, che ha curato il rapporto - rappresenta un importante strumento di lavoro per la programmazione nel settore forestale e fornisce il quadro del valore che questo patrimonio rappresenta per la Toscana, in termini di tutela del paesaggio e della biodiversità e di risorsa economica, ambientale e paesaggistica per le aree rurali e marginali. In un momento così importante per il settore, con l’avvio del nuovo Psr che prevede misure specifiche finalizzate all’uso sostenibile dei terreni forestali, obiettivo strategico è quello di valorizzare la multifunzionalità delle foreste toscane anche attraverso la sempre più stretta! collaborazione fra mondo della ricerca, dell’impresa, della pubblica amministrazione».

Secondo il Rapporto sullo stato delle foreste presentato oggi a Firenze «la Toscana riesce a immagazzinare quasi 55 milioni di tonnellate di carbonio, contenendo in maniera decisiva le immissioni dovute all’utilizzo di carburanti». Ma il bosco rappresenta in Toscana ancora una fonte di lavoro per 5.000 persone addette in gran parte alla selvicoltura, con un indotto che coinvolge 4.000 imprese del legno con 13.000 addetti.

Nel 2006 le aziende toscane nel settore forestale sono cresciute dell’1% e le cooperative hanno occupato il 5% di lavoratori. Calano invece gli infortuni sul lavoro: 239 denunce Inail del 2005, 129 del 2006. Una crescita occupazionale che ha fatto aumentare del 10% i tagli selvicolturali, una percentuale che comunque garantisce il ritmo di crescita del bosco.

Se crescono i boschi crescono anche le attività legate al sottobosco. per esempio i tartufai toscani sono ormai 4.000 (+16%), ma più in generale secondo l’assessore all’Agricoltura Susanna Cenni «dal rapporto emerge una complessiva vitalità delle attività legate alle foreste: le filiera legno vive una fase di rilancio che ora sosterremo con le azioni previste dal Piano forestale (151 milioni di interventi tra il 2007 e il 2011) con l’imminente avvio dei bandi del Piano di sviluppo rurale (che ha una dotazione complessiva di 840 milioni) e con il piano degli investimenti per la produzione di energia da biomasse. In entrambi i casi l’obiettivo è di stimolare la crescita delle imprese, di favorire le sinergie tra gli anelli della catena produttiva foresta-legno e di favorire la crescita della filiera legata alla produzione di energia da biomasse legnose».

La Cenni ha sottolineato gli aspetti ambientali del rapporto come le attività antincendio, la tutela idrogeologica e contro le malattie delle piante. «Su queste tematiche – ha detto l’assessore – si stanno ottenendo importanti risultati grazie alla collaborazione di tutte le forze che operano in questo settore. Penso all’azione antincendi: nel 2006 la superficie interessata d! alle fiamme è stata inferiore del 50% rispetto alla media nazionale e ha toccato il minimo storico per la Toscana, un dato riconfermato nel 2007, anno tragico specie per il sud del Paese».

I dati del Rapporto soddisfano anche il presidente della Cia Toscana, Giordano Pascucci, che rilancia: «Il bosco toscano è una grande risorsa a livello economico, sociale e ambientale, ma ancora poco valorizzata. Se consideriamo l’enorme potenziale a disposizione, visto che la Toscana è la prima regione boscata d’Italia con 1.151mila ettari di superficie, è necessario puntare sulla multifunzionalità delle imprese attraverso la valorizzazione delle produzioni legnose, ma anche dei prodotti selvicolturali del bosco. E’ importante proseguire nella strada delle agrienergie e contemporaneamente promuovere la coltivazione del bosco stesso, e quindi avviare delle “micro-filiere” dei prodotti legnosi. In questo modo – conclude Pascucci - il tessuto rurale dei territori montani, spesso svantaggiati per la carenza di servizi e di concrete possibilità economiche, può assumere un ruolo autonomo e non secondario per lo sviluppo di queste aree».

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