[17/12/2007] Energia

In Francia tutti i rifiuti nucleari italiani?

LIVORNO. Secondo Greenpeace France ieri (16 dicembre), un treno carico di rifiuti nucleari è partito dall’Italia per raggiungere l’impianto di La Hague nella Manche, in Francia e Greenpeace ha subito condannato questo «baratto nucleare e rifiuta di vedere la Francia trasformata in una pattumiera nucleare».

Per Yannick Rousselet, responsabile della campagna energia di Greenpeace France «Oggi, l’industria nucleare per sopravvivere è pronta a tutto, anche a vendere la sua tecnologia ai regimi dittatoriali del pianeta. Non ha esitato neanche un po’ a trasformare la Francia in una vera pattumiera nucleare. Dopo giapponesi, tedeschi, spagnoli, belgi, australiani, svizzeri, ecco che vuole gestire le 235 tonnellate di rifiuti nucleari italiani in cambio della partecipazione fino al 12,5% dell’Enel, l’azienda elettrica italiana, al finanziamento dell’ European Pressurized Reactor (Epr)».

Greenpeace France ricorda che l’Italia ha abbandonato il nucleare dopo il referendum del 1987 ed ora «si trova con la sporca eredità delle scorie nucleari da gestire» e di fronte all’opposizione della popolazione ai progetti di siti di stoccaggio delle scorie «il governo italiano ha deciso di esportarle all’estero e più esattamente in Francia».

Il 9 maggio 2007, Anne Lauvergeon, presidente di Areva, (uno dei leader mondiali del ciclo del combustibile nucleare e per la conversione e l’arricchimento ed il riciclo del combustibile usato) e Massimo Romano, amministratore delegato dell’italiana Società gestione impianti nucleari (Sogin) avevano firmato un contratto di oltre 250 milioni di euro per il trattamento di 235 tonnellate di combustibile nucleare irradiato.

«L’Italia – spiega Greenpeace – non dispone di alcuna prospettiva di utilizzo dell’uranio o del plutonio frutto del ritrattamento, che diventeranno le centinaia di tonnellate di scorie prodotte da questa operazione a La Hague?» . Mentre veniva firmato quel contratto, l’Enel annunciava la sua partecipazione all’Epr di Flamanville-3, il reattore pressurizzato europeo presentato come di terza generazione e il 30 novembre, che veniva sancita il 30 novembre da Prodi e Sarkozy in occasione del vertice italo-francese di Nizza.

«L’Italia ha deciso democraticamente di non ricorrere più al nucleare – dice Yannick Rousselet - ma l’industria (l’Enel ndr) non ne tiene conto e investe in questa energia all’estero. E’ una negazione delle democrazia sfortunatamente molto frequente quando si tratta di nucleare. Non c’è che da ricordare il dibattito sull’Epr in Francia, dove l’industria si è barricata dietro il segreto nazionale o industriale per non rispondere alle domande legittime dei cittadini. Il nucleare non può sopravvivere ad un reale funzionamento della democrazia o all’obbligo di una vera trasparenza».


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