[17/12/2007] Parchi

Greenpeace mura il Consiglio pesca Ue: «Chiuso finché non tornano i pesci»

BRUXELLES. Clamoroso blitz di Greenpaece a Bruxelles dove 200 attivisti di 14 Paesi europei hanno bloccato i sette ingressi del Consiglio dell´Unione europea dove i ministri devono trovarsi per la riunione annuale per definire le quote di pesca.
Un blocco non solo simbolico, visto che Greenpaece sta letteralmente costruendo un muro di fronte l´ingresso principale con la scritta "Chiuso finché non tornano i pesci".

Non ha mezzi termini Alessandro Giannì, responsabile della campagna are di Greenpeace Italia: «Il Consiglio Pesca è una piaga per i mari europei. A meno di un cambiamento di rotta e di un reale coinvolgimento dei ministri dell’ambiente, dovremo presto affrontare in Europa un collasso ambientale ed economico nei sistemi di pesca».

Greenpeace accusa il Consigli di incompetenza e di aver messo in piedi politiche che hanno portato ad un declino degli stock ittici europei. «Contro ogni evidenza scientifica – dice l’associazione ambientalista - il Consiglio ha adottato quote così elevate da minacciare la biodiversità dei mari europei. La Commissione Europea ha calcolato che dal 2003 al 2007 le quote sono state fissate, in media, a livelli che superano del 50% le raccomandazioni dei ricercatori».

Nel mirino di Greenpaece soprattutto le quote per la pesca del tonno rosso che sarebbero il doppio di quelle sostenibili, ma anche una pesca europea definita come una «tra le più insostenibili e le meno redditizie del mondo. Il sistema si regge sui sussidi pubblici, a spese dei contribuenti europei».

Per Giannì «Se il Consiglio Pesca dell’Unione Europea fosse un’impresa privata, questi ministri sarebbero stati licenziati da un pezzo, per negligenza ed inefficienza. Non sono riusciti ad assicurare né la sostenibilità economica del settore, né la protezione dell’ambiente o la gestione sostenibile degli stock ittici».

Greenpeace chiede una revisione dei meccanismi decisionali, più trasparenza e un sistema di gestione che dovrebbe includere: «l’obbligo degli stati Membri di creare una rete di grandi riserve marine, dove siano vietate tutte le attività estrattive e distruttive, compresa la pesca. Questa rete dovrebbe essere di dimensioni tali da poter essere efficace: la ricerca indica che essa dovrebbe tutelare dal 20 al 50% dei mari. Gli stati Membri avrebbero dovuto completare la rete di aree protette “Natura 2000” entro il 1998; Tutte le quote di pesca dovrebbero essere definite entro, o al di sotto, dei livelli raccomandati dalla ricerca scientifica. A partire dal prossimo anno, la distribuzione nazionale delle quote di pesca, definite in base ai criteri sopra esposti, dovrebbero essere condizionate al rispetto degli standard comunitari di protezione dell’ambiente marino, in particolare alle regole sulle aree protette».

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