[13/12/2007] Comunicati

Rigassificatore, una lezione per domani: l´oil spill della Statfjord A

ROMA. Sarà per la Conferenza di Bali, sarà perché il cambiamento climatico fa ormai parte della nostra cattiva (e collettiva) coscienza, ma insomma è un periodo che ci arrivano notizie di sversamenti di petrolio, da ogni dove. Dalla remota Korea al vicino Mar Nero. Non per rassicurare: questi disastri ci sono, purtroppo, in continuazione. Manca, casomai, l´attenzione dei media che si mobilitano solo in caso di "eventi iper-eccezionali" o se la cosa succede vicino a noi. In attesa della prossima botta, suppongo.Un´idea della "botta" in questione ce la da l´ultimo disastro che, è notizia di ieri, ha colpito il sistema modello per antonomasia, la "verdissima" StatoilHydro, impresa di Stato Norvegese la cui piattaforma Statfjord A ha sversato 4000 tonnellate (25.000 barili) nel Mare del Nord.

Com´è successo? La piattaforma stava trasferendo alla petroliera Navion Britannica (diretta ad Amburgo) petrolio greggio. Nel corso dell´operazione, par di capire, l´altezza delle onde è passata da c.a. 3 a 7 metri. Si è rotta una conduttura e ci sono voluti venti minuti per chiudere le valvole. Con un mare così, ripulire è impossibile. Non resta che sperare che il vento disperda (come pare) il greggio al largo: ancora un po´ di danno per il nostro mare. Adesso, immaginate la stessa scena ma a Livorno, un po´ più su della Meloria, tra qualche anno. Una gasiera passa ad un impianto industriale offshore (roba illegale, beninteso) il gas naturale liquefatto. E´ un´operazione pericolosa, vietata fino a pochi anni fa (per la precisione: fino al giorno in cui è stato autorizzato questo rigassificatore offshore). Il mare si alza. La gasiera oscilla, un tubo si rompe.

E qui la scena cambia di parecchio. Se il greggio finisce in acqua, si spande. Se ci finisce il gas liquefatto, questi assorbe rapidamente calore dall´acqua, con immediata e rapida espansione. In gergo, si chiama "esplosione senza fiamma". Alla prima esplosione seguono ovviamente danni ulteriori alle condutture, con possibili conseguenze a catena.

I primi a rimetterci, purtroppo, saranno i lavoratori che operano sull´impianto. Alla faccia delle lacrime di coccodrillo che i politicanti di tutti i colori versano ogni volta che i media ci narrano, possibilmente in occasione di un consistente numero di morti (e, possibilmente, presso un´impresa nota: lo stillicidio quotidiano nelle microimprese non importa a nessuno, vedo) dei rischi dell´assenza di sicurezza sul lavoro.

Ecco. Almeno questo, un cosiddetto Governo progressista potrebbe farlo adesso: svelarci in base a quale misteriosa innovazione tecnologica e/o procedurale un´attività considerata prima pericolosa è adesso ritenuta affidabile. Tanto per sapere a chi dare la colpa al prossimo funerale. Questa storia del rigassificatore offshore è una follia tutta italiana. Greenpeace non ha una posizione contraria ai rigassificatori come fase di transizione per uscire dalla servitù (suicida) dei combustibili fossili. Ma questa porcheria pericolosa, autorizzata con un falso palese nella Via, non è e non sarà mai accettabile.

*Responsabile Campagna Mare Greenpeace

(Foto tratta dal sito http://www.kystverket.no/?did=9646880)

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