[12/12/2007] Aria

L’armonioso equilibrio cinese si ferma a Kyoto

LIVORNO. Xie Zhenhua (Nella foto), il capo aggiunto della Commissione nazionale dello sviluppo e la riforma, è intervenuto oggi a nome della Cina nella sessione di alto livello della Conferenza sui cambiamenti climatici a Bali che vede la partecipazione di 114 tra ministri e capi di governo e di sei presidenti. La Cina, diventata ormai il più grande inquinatore del pianeta, ha chiesto una cooperazione sincera e sforzi congiunti tra tutti i Paesi del mondo nella lotta contro i cambiamenti climatici richiamando quello che ormai è un mantra del governo di Pechino "responsabilità comuni ma differenziate".

Secondo Xie Zhenhua «I Paesi in via di sviluppo (tra i quali la Cina si autocomprende, nonostante la sua vertiginosa crescita n.d.r) sono innocenti per quel che riguarda le loro responsabilità di fronte alle cause dei cambiamenti climatici, ma essi sono piuttosto vulnerabili agli impatti nefasti dei cambiamenti climatici. Tenuto conto della vastità, della gravità e della profondità senza precedenti del problema del cambiamento climatico, esso non può essere risolto con I soli sforzi dei Paesi in via di sviluppo Che assumono le principali responsabilità per I cambiamenti climatici».

L´esponente del governo cinese ha tirato fuori quella che ormai in Cina sembra una formula magica per affrontare questioni complicate: «l´equilibrio armonioso». «Da subito - ha detto Xie - dobbiamo mantenere una coesistenza armoniosa tra l´uomo e la natura e un equilibrio tra sviluppo economico e protezione ambientale. In seguito, dobbiamo mantenere l´armonia tra i popoli e l´equilibri tra I ricchi e I poveri. Poi, dobbiamo mantenere l´armonia tra le generazioni e l´equilibri tra passato, presente e futuro. E ancora, dobbiamo mantenere l´armonia tra i Paesi e l´equilibrio tra i differenti interessi».

Ma al di là di questo equilibrismo decisamente post-rivoluzionario e molto più confuciano che maoista, la Cina chiede che misure attive per il cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile, pulito e naturalmente armonioso, vengano prese tenendo conto delle diverse responsabilità rispetto al cambiamento climatico e delle diverse capacità economiche per risolvere problemi, differenti da un Paese all´altro.

«Al fine di combattere i cambiamenti climatici - ha detto il rappresentante della Cina - ciascuno di noi deve contribuire e fare sacrifici corrispondenti per l´interesse comune dell´umanità e per la protezione del sistema climatico al quale dobbiamo la nostra esistenza. Sono questi i principi ed i regolamenti stabiliti dall´Unfccc e dal suo Protocollo di Kyoto, che stipula una direzione efficace per la cooperazione internazionale per indirizzarsi ai cambiamenti climatici, chiediamo di metterli in atto. Il processo di accelerazione dell´Unfccc deve fare dei progressi prima possibile, e condurre a risultati concreti nel 2010 al più tardi. Abbiamo bisogno di accelerare l´applicazione della Convenzione e di mettere in campo concretamente i regolamenti della Convenzione sulla mitigazione, l´adattamento, l´approvvigionamento di risorse finanziarie, il trasferimento di tecnologie e la capacità di costruirle così come di renderle efficaci».

La Cina ha firmato il Protocollo, anche perché non la sottopone a vincoli in quanto Paese in via di sviluppo, ma ora in molti chiedono che i paesi emergenti come Cina, India, Sud Africa e Brasile si assumano obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni. Una cosa che non sembra molto gradita al governo di Pechino, che semina la strada del dopo Kyoto di armoniosissimi ed equilibrati ostacoli.

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